Di Giuseppe Geppino D’Amico

Si allarga il dibattito sulla paventata ennesima riforma delle circoscrizioni giudiziarie, così come proposta un anno fa dall’Associazione Nazionale Magistrati. Proposta che è stata ripresa all’indomani del referendum e che, se approvata, porterebbe ad una nuova revisione della geografia giudiziaria. Secondo l’ANM, per migliorare la qualità del sistema giudiziario, bisognerebbe sopprimere i tribunali con meno di dieci pubblici ministeri e trenta giudici, ossia ben 87 sui 139 esistenti, la gran parte dei quali, peraltro, del Sud, ossia dell’area che più di tutte, viceversa, richiederebbe presenza dello Stato. Se la proposta dovesse passare, sarebbero condannati alla chiusura anche i Tribunali di Lagonegro e Vallo della Lucania, usciti indenni dalla inopinata riforma del 2012 del duo Severino-Birritteri, e la stessa Corte d’Appello di Salerno, che quanto meno perderebbe l’autonomia diventando sezione distaccata di Napoli.

Come già anticipato nei giorni scorsi, la proposta dell’ANM è stata al centro di una riunione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro, al termine della quale il presidente, Enzo Bonafine, ha inviato una lettera a tutti gli iscritti per illustrare la situazione. A giudizio dell’avvocato Bonafine: “In disparte ogni analisi e commento di un progetto che già la storia ha dimostrato non essere in grado di garantire maggiore efficienza, causando, invece, danni incalcolabili al tessuto sociale dei territori depredati dei presidi di legalità, è un fatto che il peso politico dell’organismo proponente sia, oggi più che mai, straripante, rendendo dunque allarmante l’iniziativa”. Ma nella lettera non mancano accuse di latitanza rivolte alla politica: “Nella consueta assenza della politica, la funzione di contrasto a tale esiziale programma non potrà che essere assolta dall’Avvocatura, consegnata però dalla campagna referendaria a un ruolo ancora più marginale, segnata dalle divisioni e dall’incapacità di esprimere una sua linea”.

In virtù di tali considerazioni “Il COA -continua Bonafine- ha valutato indispensabile organizzare la resistenza a una idea della giurisdizione essa sì contraria ai principi fondanti la Carta Costituzionale che, esattamente al contrario di quanto voluto dall’A.N.M. (espressione – è bene rimarcarlo – di una categoria professionale e non già della collettività), garantisce che i servizi, e su tutti quello dell’accesso alla tutela giudiziaria, siano improntati al decentramento, altrimenti risultandone pregiudicata l’accessibilità e, dunque, l’effettività”. A conclusione della lettera, il presidente Bonafine comunica agli avvocati che in tempi brevi sarà convocata una riunione del Consiglio aperta a tutti i colleghi per deliberare le iniziative giudicate più opportune, dalla proclamazione dell’astensione dalle udienze alla mobilitazione delle comunità locali e alla creazione di una rete con gli altri Fori che condividono questa ennesima (ma prevedibile) minaccia a territori che, negandosi servizi e diritti, sono condannati alla desertificazione.

Per dovere di cronaca va ricordato che qualsiasi decisione sulla soppressione dei tribunali spetta al Parlamento o, in caso di delega, al Governo, che su tale argomento sembra intenzionato a percorrere una strada diversa. Infatti, nell’ottobre scorso il Governo ha approvato un nuovo Disegno di Legge, presentato dal ministro Carlo Nordio, che declina i principi della redistribuzione dei tribunali sul territorio in base al numero di residenti, all’estensione territoriale dei distretti ed alle caratteristiche del bacino di utenza, con conseguente riassegnazione dei magistrati e del personale amministrativo. In particolare, all’articolo 2 il Disegno di Legge dispone il ripristino del tribunale e della procura della Repubblica presso il tribunale di Bassano del Grappa; all’articolo 3 ripristina i tribunali di Avezzano, Lanciano, Sulmona, Vasto e le relative procure della Repubblica (l’Abruzzo avrà quindi 8 tribunali, tanti quanti il Veneto che ha il quadruplo della popolazione e quasi il doppio della superficie); presso il tribunale di Napoli si ripristina la sezione distaccata di Ischia. Nella maggior parte dei casi si tratta di tribunali la cui riapertura è stata fortemente perorata da esponenti del Governo o da parlamentari del territorio in cui insistono i tribunali per i quali è stata proposta la riapertura.

Si sperava che nel progetto del Governo potesse essere inserita anche la riapertura del Tribunale di Sala Consilina ma, se si esclude l’on. Antonio D’Alessio, dai parlamentari salernitani nessun segnale in tal senso è pervenuto da Destra, da Sinistra e tantomeno dal Centro. Ora, se dovesse passare la proposta dell’ANM, a correre il rischio di chiusura sarebbero anche i tribunali di Lagonegro e Vallo della Lucania. Un fatto è certo: a differenza di quanto avvenuto in occasione del recente referendum sulla separazione delle carriere, che ha visto schierati sullo stesso fronte la stragrande maggioranza di Magistrati e Avvocati, per la chiusura di altri tribunali si creerebbe un fronte ben diverso. Non va però dimenticato che a decidere sarà il Governo, senza dover ricorrere ad alcun successivo referendum confermativo. Con chi si schiererà resta una domanda aperta, ma difficilmente sarà dalla parte dei Magistrati.


