di Elia Rinaldi
Qualche giorno fa su una pagina Facebook è apparso un appello insolito: una famiglia regalava un cucciolo di pinscher perché cieco, mentre i suoi fratellini “sani” erano destinati alla vendita. A raccontare la vicenda è stata l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali del Vallo di Diano (OIPA), che ha condiviso il post suscitando indignazione e riflessione tra i volontari. «Il post ci ha lasciati perplessi e ci ha fatto indignare profondamente, soprattutto a distanza di qualche settimana dall’abbandono di un cane Corso per un prolasso vaginale… cane sfruttato come fattrice», scrivono.

Il lieto fine della storia arriva grazie ad Assunta Tropiano, maestra e volontaria dell’OIPA, che ha deciso senza esitazione di adottare il cucciolo. La scelta ha reso felice suo figlio Gianpaolo e ha aggiunto un nuovo membro a una famiglia già numerosa di animali: due cani di grossa taglia adottati dai canili locali e diversi gatti di cui si prende cura da anni.
Per Assunta, Miró non è un cane «diverso» da proteggere, ma un compagno di vita da amare. Il nome stesso del cucciolo è un omaggio a Joan Miró, il pittore surrealista che ha trasformato il modo di vedere la realtà. «Miró è cieco, ma proprio come nell’arte surrealista il suo mondo non ha bisogno degli occhi per esistere. È fatto di percezioni, intuizioni, odori, suoni… di sensazioni che sfuggono allo sguardo ma riempiono la vita», spiega Assunta.

La volontaria racconta di aver scelto di adottarlo leggendo il post su Facebook, colpita dall’idea che un animale potesse essere giudicato in base a ciò che gli mancava piuttosto che per ciò che poteva donare. «Mi si è spezzato il cuore, soprattutto da mamma di un ragazzo con problemi di cecità. Miró non è “meno”, non amerà meno, non sarà meno speciale e non merita meno possibilità. Adottarlo significa amore e uguaglianza, non pietà», aggiunge.
Assunta vede in Miró un maestro di vita che insegnerà a guardare oltre la normalità, a percepire la realtà con altri sensi e a rispettare chi è diverso. I volontari dell’OIPA sottolineano che la diversità, intesa come discriminazione, non deve esistere: «Nessuno ci dice che noi siamo esseri perfetti».

La storia di Miró diventa così un piccolo promemoria sulla responsabilità dei proprietari e sul valore di ogni vita animale, invitando a superare la logica del mercato e ad aprirsi all’attenzione e al rispetto verso chi ha bisogno di cure particolari.





