Tre giornate dedicate alla ricerca, al confronto tra studiosi e alla valorizzazione di un patrimonio archeologico che continua a restituire nuovi elementi sulla storia del territorio. È questo il senso del primo convegno dedicato a “Caselle in Pittari: un insediamento della Lucania antica”, iniziativa che riunirà studiosi, ricercatori e rappresentanti delle istituzioni impegnati nello studio e nella tutela dell’area archeologica di Laurelli.
Al centro degli incontri ci saranno i risultati delle ricerche condotte dall’équipe dell’Università degli Studi di Salerno, con particolare attenzione alle più recenti campagne di scavo e alle nuove testimonianze emerse nel sito di Caselle in Pittari.
Il programma prenderà il via il 7 ottobre alle ore 10 presso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. La seconda giornata, l’8 ottobre alle 10, si svolgerà invece nell’Aula Pecoraro dell’Università degli Studi di Salerno. Il 9 ottobre il convegno si trasferirà a Caselle in Pittari: alle 11, nella Sala Consiliare del Comune, è previsto l’ultimo appuntamento dei lavori, seguito nel pomeriggio da una visita all’area archeologica di Laurelli.

Le nuove scoperte erano già state presentate nei giorni scorsi nel corso di una conferenza stampa ospitata dall’Università degli Studi di Salerno. Tra gli elementi di maggiore interesse emersi dalle ultime campagne di scavo ci sono nuove iscrizioni che documentano il culto di divinità dell’Italia preromana.
Si tratta di testimonianze che possono contribuire a una lettura più ampia dei rapporti culturali e religiosi tra le diverse comunità dell’Italia antica. I nomi delle divinità e le forme di scrittura rinvenute a Caselle in Pittari suggeriscono infatti l’esistenza di relazioni che attraversavano l’Appennino, ampliando il quadro geografico finora conosciuto e offrendo nuovi elementi per ricostruire un patrimonio religioso probabilmente condiviso tra territori differenti.

Il convegno sarà quindi anche un momento per mettere in relazione i risultati della ricerca con il lavoro delle istituzioni e con il territorio. Lo studio archeologico, in questo senso, non riguarda soltanto la ricostruzione del passato, ma diventa uno strumento per comprendere e valorizzare una parte della storia locale ancora capace di offrire nuove informazioni.
L’iniziativa nasce infatti dal confronto tra il mondo della ricerca, le istituzioni e la comunità locale, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sull’area archeologica e sulle sue potenzialità scientifiche e culturali.






