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Il dialetto del Vallo di Diano approda all’università di Bologna per merito di Laura D’Amico

Di Geppino D’Amico

L’Italia è la nazione europea più ricca di dialetti che rappresentano un autentico “patrimonio” immateriale da rivalutare mentre la Regione Campania presenta il maggior numero di dialetti in rapporto alla sua superficie. Tali varietà linguistiche rappresentano una vera e propria risorsa, in quanto, oltre a definire l’identità storica delle comunità di riferimento, sono facilmente associabili ai beni materiali a cui spesso sono legati, generando valori. Queste forme espressive mirano, altresì, a consolidare nella popolazione e soprattutto nei giovani quel senso di appartenenza ed attaccamento alla propria comunità. In Italia non sempre si è dato il giusto peso alla cultura locale e, in particolare, alla parlata o dialetto locale. Qualcosa, però, sta cambiando e nel 2013 per merito dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (UNPLI), impegnata nella promozione e nella salvaguardia delle lingue locali della nostra penisola, è stata istituita la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, che si svolge il 17 gennaio.

Per salvaguardare i dialetti della Campania il consigliere regionale Corrado Matera ha presentato un disegno di legge avente per oggetto “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico dialettale e culturale della Regione Campania” che non essendo stata discussa nella passata legislatura sarà riproposta in tempi brevi. Ma che cos’è il dialetto? E’ “la lingua del cuore” che non ha grandissima tradizione scritta ma che, fortunatamente, esiste in quanto viene parlata e speriamo lo sia anche in futuro perché la scomparsa del dialetto sancirebbe lo smarrimento dell’anima, la perdita della memoria e delle radici. Nessuna riflessione sul dialetto può prescindere dal considerare la differenza fra tradizione testuale e tradizione orale, cioè tra lingua scritta e lingua parlata. A fronte di un italiano scritto che da tempo è un fenomeno sostanzialmente unitario, nel parlato esistono notevoli differenze tra le varie realtà regionali, tutte più o meno distinte dalla lingua scritta. In pratica, almeno fino alla metà del secolo scorso era più facile identificare il dialetto con la lingua parlata in una certa regione oppure in un determinato comprensorio. Oggi non è utilizzare correttamente i nostri dialetti anche se, quando lo facciamo apriamo uno scrigno in cui sono custodite le parole che usavano i nostri nonni per colloquiare tra loro; sono i segni che restano del linguaggio e della identità del paese che va salvaguardata anche attraverso la conservazione del dialetto, simbolo evidente della identità di un paese. E l’identità del nostro territorio è un tema affascinante per i molteplici aspetti ad esso legati. Se è vero che l’uso del dialetto continua ancora oggi va evidenziato che con il trascorrere del tempo ci sono state delle variazioni dovute a contaminazioni e alla scarsa conoscenza delle regole che hanno la loro importanza.

Merita di essere evidenziato il lavoro svolto da una giovane studentessa di Polla che di recente ha conseguito la Laurea in Lettere presso l’Università degli Studi di Bologna (Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica) con una tesi avente per oggetto “Il caso morfologico nel sistema dei pronomi personali dei dialetti nel Vallo di Diano”. Relatrice la prof.ssa Chiara Gianollo. La neo dottoressa è stata premiata nel corso dell’edizione 2026 della manifestazione “Re…state Ragazzi” organizzata a Polla da “I ragazzi del Ponte”. Questa tesi nasce con lo scopo di condurre uno studio linguistico relativo al territorio del Vallo di Diano, concentrandosi su uno degli aspetti più peculiari del comprensorio: la conservatività dei dialetti diffusi al suo interno. In particolare, la tesi mira a studiare i sistemi dei pronomi personali di alcuni dialetti del Vallo, focalizzandosi sull’opposizione pluricasuale ancora riscontrabile in essi e che, quindi, li differenzia dal sistema dell’italiano standard. La tesi si struttura in tre capitoli. Il primo analizza il fenomeno della perdita del caso morfologico nel passaggio dal latino alle lingue romanze. All’inizio si discute sulla nozione di romanzo e sul processo di derivazione delle stesse lingue romanze dal latino. Il cuore del capitolo si concentra sull’analisi dei casi che, nella fase di transizione dal latino al romanzo, hanno dato luogo a sincretismo, confondendo e sovrapponendo le proprie forme e funzioni a quelle di altri casi e sulla loro concorrenza con costrutti preposizionali che finiscono progressivamente per sostituirli. L’ultima sezione del capitolo prende in esame due lingue romanze che hanno conservato per un certo periodo di tempo (e il caso del francese antico) o conservano tuttora (e il caso del rumeno) un sistema flessivo. Il secondo capitolo continua la trattazione sul caso morfologico, ma la restringe ai pronomi personali. All’inizio si illustrano struttura e caratteristiche del sistema pronominale italiano, discutendone in parte l’evoluzione storica a partire dal latino. In seguito, ci si focalizza prima sulle forme toniche dei pronomi personali (distinguendole tra soggettive e oggettive), analizzandone le singole forme e studiando la derivazione dal latino di ciascuna e gli esiti di ognuna nei vari dialetti italiani. Si procede in egual modo con le forme atone, a proposito delle quali si sviluppa una sezione aggiuntiva che tiene conto del loro sviluppo specifico dal latino al romanzo. L’ultima sezione mette in evidenza come l’opposizione casuale binaria propria del sistema dei pronomi personali dell’italiano standard stia andando in crisi, discutendone cause e possibili sviluppi. Il terzo capitolo – che costituisce il cuore di tutta la tesi – si apre con una sezione che introduce l’area campano-lucana dal punto di vista storico e linguistico. In seguito, il campo si restringe alla zona del Cilento e del Vallo di Diano, di cui si riportano cenni storici e si tenta di evidenziare i tratti linguistici comuni dei dialetti parlati in questa zona cosi composita linguisticamente, di cui nel caso del Vallo di Diano si riporta un elenco. Si procede a illustrare il sistema dei pronomi personali di alcuni dialetti della Lucania e del Vallo di Diano. L’ultima sezione del capitolo si focalizza su un’indagine linguistica volta a studiare la persistenza di tale sistema a quattro casi nell’uso dei pronomi personali del dialetto di Polla. Si procede prima ad illustrare le fonti utilizzate per la costruzione dei materiali sperimentali e poi le modalità con cui si e deciso di svolgere le interviste. Infine, si riportano i dati raccolti e si traggono i risultati ottenuti da essi, che vengono poi schematizzati. Un’ultima considerazione: l’etnoantropologo Ernesto De Martino ci ha spiegato che “Per tenere in vita il villaggio vivente della memoria bisogna tornarci non solo con il ricordo, ma qualche volta anche in pellegrinaggio”. Quindi, ricerche e studi come quello realizzato da Laura D’Amico e iniziative di legge come quella proposta da Corrado Matera possono aprire una nuova strada che, attraverso la studio e la conoscenza del dialetto, porterà diritto al villaggio vivente della nostra memoria, della nostra storia, della nostra Cultura.

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Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
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