Search

Roccagloriosa, viaggio nella cultura figurativa lucana con Francesco Abbate

“Ipotesi per una cultura figurativa lucana”. Questo il tema dell’incontro organizzato dal Rotary E-Club Film&Friends di Villammare che si è tenuto a Roccagloriosa, uno dei siti archeologici più importanti per lo studio dei Lucani. Protagonista della manifestazione il professor Francesco Abbate, già docente di Storia dell’Arte presso l’Università del Salento, una figura particolarmente autorevole nel panorama della storia dell’arte italiana, profondo conoscitore della produzione artistica dell’Italia meridionale.

Prima della Lectio Magistrale del prof. Abbate, che può essere seguita sulla pagina Facebook del Comune di Roccagloriosa, sono intervenuti il sindaco Roberto Cavalieri; il presidente del Rotary E-Club Film&Friends, Giuseppe Carlo Balbi; e, per la Congrega del SS. Sacramento, il presidente Giuseppe De Angelis e Mirko Pizzuti. Ha coordinato gli interventi il giornalista Giuseppe D’Amico.

Dopo un primo incontro avvenuto nella cappella degli Angeli, a causa della notevole affluenza e per consentire a tutti di seguire al meglio la relazione del prof. Abbate, i partecipanti si sono successivamente spostati presso l’aula consiliare del Comune di Roccagloriosa. Il professor Abbate ha guidato il pubblico in un affascinante percorso attraverso la cultura figurativa lucana, prendendo spunto dagli affreschi e dai dipinti restaurati custoditi al suo interno.

La Cappella degli Angeli fu fatta edificare nel 1525 da Marino Crasso, medico personale dell’imperatore Carlo V. Sorge in una grotta dove, secondo la tradizione, si ritirava in preghiera San Nilo da Rossano (fondatore dell’Abbazia di Grottaferrata). Si dice che proprio in questo luogo gli apparve l’Arcangelo Michele. Storicamente è la sede della Confraternita del Santissimo Sacramento. L’interno è decorato con cicli di affreschi risalenti al XVII secolo. Tra i più significativi spicca il Velo della Veronica (il Mandylion) sostenuto da angeli, un’iconografia molto rara e preziosa per l’area del Cilento.

La particolarità della cappella è la sua natura rupestre: l’architettura si fonde con la roccia della grotta, creando un’atmosfera di grande spiritualità e raccoglimento. Al centro vi è una statua raffigurante il Cristo morto. Da segnalare, inoltre, la presenza di un’acquasantiera in pietra di epoca bizantina, probabilmente di altra provenienza. Con il trascorrere dei secoli la cappella ha subito diversi interventi di consolidamento per preservare gli affreschi dall’umidità tipica delle strutture scavate nella roccia.

Nel corso della sua relazione il prof. Abbate ha anche proposto importanti raffronti dell’arte lucana presente nel Cilento, nel Vallo di Diano e in alcuni centri dell’odierna Basilicata.

Il Cilento era la fascia costiera e montana che faceva da confine con il territorio dei Picentini (a nord, verso Salerno). Roccagloriosa è uno dei siti archeologici più importanti per lo studio dei Lucani, con mura di cinta e abitati organizzati; Paestum, l’antica Poseidonia, sebbene fondata dai Greci, fu conquistata dai Lucani intorno al 400 a.C., che ne cambiarono il volto sociale e politico prima dell’arrivo dei Romani; Velia (Elea): anche se rimase una fiera “polis greca” per molto tempo, il suo entroterra (le montagne circostanti) era sotto il controllo o l’influenza dei Lucani; Moio della Civitella: sede di una fortificazione lucana utilizzata per il controllo del territorio; Casaletto Spartano e Tortorella: zone di confine montuoso verso la valle del Noce.

Nel Vallo di Diano vanno ricordati i comuni di Atena Lucana (Atina), un centro strategico fortificato che già dal nome denota l’appartenenza storica alla Lucania; Teggiano (Tegianum), considerata uno dei centri più importanti dell’epoca; Padula (Cosilinum), sede di un antico insediamento lucano situato in posizione elevata rispetto all’attuale Certosa; Sala Consilina, sede di vaste necropoli che testimoniano la presenza lucana fin dalle origini; Polla, con il suo Forum Popilii, importante nodo viario sulla via Annia-Popilia.


Per quanto riguarda Roccagloriosa, un discorso a parte va fatto per il contesto storico della cappella, legata alla figura di Marino Grasso, medico personale dell’imperatore Carlo V. Nonostante la carriera lo avesse portato a seguire l’imperatore nei suoi spostamenti in Europa e in Africa, Grasso non dimenticò mai le sue origini. A Roccagloriosa è ricordato come uno dei figli più illustri. La sua ascesa sociale testimonia come, nel Cinquecento, la provincia salernitana fosse in grado di esprimere eccellenze intellettuali capaci di competere ai massimi livelli.

Nel centro storico di Roccagloriosa è ancora possibile percepire l’eco della sua importanza attraverso le memorie tramandate dalle famiglie nobiliari locali e i palazzi che riflettono l’influenza di quel periodo d’oro. Per quanto riguarda Marino Grasso, va evidenziata una curiosità: essere il medico di Carlo V non era compito facile. L’imperatore soffriva notoriamente di gotta (causata dai suoi eccessi alimentari, in particolare dal consumo smodato di carne e birra). Marino Grasso fu uno dei professionisti incaricati di alleviare le sofferenze del sovrano e di gestire il complesso declino fisico che portò Carlo V all’abdicazione in favore del figlio Filippo II e del fratello Ferdinando I e al ritiro nel monastero di San Jerónimo de Yuste, in Spagna, il 21 settembre 1557.

Le fonti storiche ci dicono che nel 1535, di ritorno dalla battaglia di Tunisi, dove sconfisse l’ammiraglio ottomano Khayr al-Din, detto il Barbarossa, sia stato ospite a Padula dei monaci certosini, che prepararono la famosa frittata dalle mille uova. L’episodio fu riportato per la prima volta dallo storico Camillo Tutini nel 1640 e successivamente da Pacichelli e da Costantino Gatta.

Condividi l'articolo:
Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Magazine quotidiano online
Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
Close