Di Giuseppe Geppino D’Amico

Nella splendida cornice della Fondazione Ebris, nel centro storico di Salerno, si è svolto nei giorni scorsi un evento plurimediale organizzato dal Gruppo Stratego e dedicato alla presentazione di “Futuri”, sesto Quaderno della Fondazione Saccone. L’evento si è aperto sulle note di “Futura” di Lucio Dalla, a cui ha fatto seguito un talk coordinato da Alfonso Amendola e “smoderato” dal giornalista Gabriele Bojano, con gli interventi di Giulio Corrivetti, vicepresidente della Fondazione Ebris, e di Giorgio Scala, oltre a un videomessaggio del professor Alessio Fasano, presidente e direttore scientifico di Ebris. Al centro della serata il confronto sui “futuri possibili”, con la partecipazione della giornalista e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti e di Alex Giordano, professore associato di Economia e Gestione delle Imprese all’Università “Giustino Fortunato” e docente di Marketing e Trasformazione Digitale all’Università Federico II di Napoli. La serata si è conclusa con un intervento musicale dell’Ensemble di Musica Antica del Conservatorio “G. Martucci” di Salerno, con Francesco Aliberti al cembalo.
L’iniziativa ha inaugurato il percorso culturale e scientifico 2026 della Fondazione Saccone, recentemente trasformata in Ente del Terzo Settore (ETS), segnando un momento di apertura verso la comunità e rafforzando la sua dimensione partecipativa e sociale. Si è trattato di un’importante occasione pubblica di confronto tra scienza, cultura e società, coinvolgendo istituzioni, mondo accademico, ricerca e territorio. L’evento è stato preceduto dalla riunione annuale del Comitato Tecnico Scientifico, finalizzata alla presentazione del sesto “Quaderno Scientifico”, dedicato al tema “Futuri”. In continuità con la propria mission, la Fondazione ha scelto di aprire questa riflessione anche alla comunità, trasformandola in un talk pubblico.
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“Futuri -ha affermato Giorgio Scala– non è soltanto una parola, ma una grande responsabilità condivisa”Siamo tutti corresponsabili nella costruzione del futuro, e questo momento di riflessione collettiva assume un significato ancora più forte perché vissuto in un luogo simbolo come Ebris. Qui il futuro non è solo immaginato, ma viene costruito ogni giorno attraverso una ricerca riconosciuta a livello internazionale. Questa giornata è stata possibile grazie alla passione di molte persone: un ringraziamento speciale alla Fondazione Ebris, con Gerardo Attianese, membro del nostro CTS, e Titti Savarese, responsabile comunicazione, al nostro partner della comunicazione Gruppo Stratego, e un grazie di cuore a tutti i membri del CTS e agli stakeholder”.

Giulio Corrivetti ha sottolineato il legame profondo tra scienza, creatività e storia: “Fare scienza significa produrre conoscenza all’interno di una dimensione di creatività e storicità che appartiene profondamente a questi luoghi. Dalla Scuola Medica Salernitana fino all’idea contemporanea di One Health, emerge una visione di benessere che tiene insieme uomo, ambiente e sapere. Non esiste vera scienza senza uno spirito creativo, così come arte e cultura possono ispirare profondamente la ricerca scientifica”.
Anche Alfonso Amendola, coordinatore del talk e dei Quaderni Scientifici, nonché Referente del Rettore per la Radio-Televisione d’Ateneo dell’Università degli Studi di Salerno, ha insistito sul valore simbolico e culturale dell’iniziativa: “Il valore di Futuri sta nella sua pluralità. Non esiste un solo futuro, ma molte traiettorie possibili che si aprono attraverso il dialogo tra saperi, linguaggi e visioni. Mettere insieme scienza, arte e pensiero critico significa restituire complessità al nostro tempo e offrire strumenti per interpretarlo con maggiore consapevolezza”.
Da parte sua Alex Giordano ha evidenziato “la funzione della Fondazione Saccone sul territorio, proponendosi come riduttrice di complessità. Mettere in relazione mondi diversi – ricerca, impresa, scuola, istituzioni, media, innovazione – attraverso un valore di legame che nasce da una volontà concreta: fare qualcosa per il proprio territorio. Una funzione preziosa, perché ci aiuta a restituire alla polis una bussola necessaria per uscire da uno dei grandi fraintendimenti del nostro tempo: quello che ci porta a confondere l’accelerazione con la direzione. Correre non significa sapere dove si sta andando. In questo quadro, il rapporto con l’università resta centrale”.

Momento particolarmente significativo della serata è stato il conferimento del premio “Futuri” della Fondazione Saccone a Barbara Gallavotti, intervenuta in webinar, per la sua capacità di raccontare il futuro mentre prende forma. Attraverso la divulgazione scientifica, i suoi programmi e i suoi libri, la giornalista ha reso comprensibili le grandi trasformazioni, aiutandoci a immaginare futuri possibili con consapevolezza, spirito critico e responsabilità. Le conclusioni del convegno sono state affidate a Virgilio D’Antonio, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Salerno: “L’università è il primo luogo in cui si deve intravedere il futuro. Ma è un futuro che va costruito con i piedi saldamente radicati nel presente. Noi non formiamo le generazioni future, formiamo le generazioni presenti, chiamate oggi a guidare la società e i contesti economici e sociali. In questo senso, momenti come questo rappresentano un’occasione preziosa per confrontarci sugli scenari che ci attendono”.

Nel corso dell’evento è stata inaugurata una mostra di immagini di grande suggestione. Agli autori degli interventi inseriti nel “Quaderno” era stato chiesto di reinterpretare il testo prodotto, individuando attraverso il linguaggio visivo un’unica immagine capace di sintetizzare, evocare o mettere in tensione i nuclei concettuali del proprio lavoro, in relazione al tema “Futuri”. Sono state esposte 31 opere rappresentative delle arti più diverse: pittura, fotografia, cinema, disegno, grafica, collage, immagine astratta, racconto visivo condensato in una singola scena. Non sono mancate opere di creazione personale e alcune immagini realizzate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Proprio la diversità ha conferito ulteriore valore alla mostra, da cui emergono suggestioni e figure legate all’idea di futuro.

Anche quest’anno ho avuto l’onore di partecipare all’iniziativa della Fondazione Saccone con uno scritto inserito nel Quaderno, tema che ho riproposto intervenendo nella riunione del Comitato Tecnico Scientifico: i pericoli di abbandono a cui andranno incontro i piccoli comuni del Mezzogiorno, anche in provincia di Salerno, qualora trovassero attuazione alcune proposte contenute nel “Piano strategico nazionale per le aree interne” (Psnai) predisposto dal Governo.
Nel Piano si sostiene che “la popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive”. In particolare, non è condivisibile l’Obiettivo 4 della Strategia nazionale che parla di “Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”: un invito a mettersi al servizio di un vero e proprio “suicidio assistito” di questi territori.
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In difesa dei piccoli centri del Sud si è levata alta la voce dei Vescovi, che hanno approvato un documento di condanna del Piano, sostenendo la necessità di “ribaltare la definizione delle aree interne: si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co-working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina”. Le Aree interne vanno sostenute e non abbandonate al proprio destino.
In rapporto all’argomento trattato nel “Quaderno” e alla mostra allestita presso la Fondazione Ebris, ho scelto il disegno realizzato da M. Adriano Romano per la copertina del mio libro “Il coraggio di partire” (Carlone Editore, 1995), dedicato al tema dell’emigrazione. La sostituzione della parola “partire” con “tornare” vuole essere un auspicio per il ritorno dei tanti giovani, anche laureati, che dopo aver ultimato gli studi universitari hanno lasciato l’Italia – e continuano a lasciarla – in cerca di un lavoro più stabile e meglio remunerato all’estero.


