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Polla, presentato il libro del Vescovo De Luca e Padre Rispi su San Gerardo Maiella, il “Santo de lo revuoto” (VIDEO)

Di Giuseppe Geppino D’Amico

È stato presentato a Polla, nella Chiesa di Cristo Re, il libro di padre Antonio De Luca, vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro, e padre Enzo Rispi “San Gerardo Maiella. Il coraggio della santità”. Dopo l’introduzione del parroco, don Antonio Calandriello, è intervenuto padre Vincenzo La Mendola, archivista e membro dell’Istituto Storico Redentorista, che ha dialogato con gli autori e tracciato un puntuale ritratto della vita e della santità di Gerardo, “umile fratello laico della Congregazione dei Missionari Redentoristi”, nata dall’intuizione di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa, nel 1732 a Scala, presso Amalfi. Il libro, pubblicato nel terzo centenario della nascita di San Gerardo (1726-2026), si presenta come un’opera agile e al tempo stesso spiritualmente densa, pensata come tributo di devozione e, insieme, come invito a riscoprire l’attualità del santo redentorista.

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Il testo non è una biografia in senso stretto, pur attingendo ampiamente alle fonti biografiche, in particolare agli scritti di padre Gaspare Caione, coevo e amico di Gerardo Maiella. Non è nemmeno un trattato di spiritualità, sebbene quella gerardina ne costituisca l’anima profonda. È piuttosto un ritratto spirituale, elaborato con misura, nel quale la vicenda storica diventa via di accesso a un’esperienza cristiana intensa e gioiosa. Dalla lettura delle 95 pagine emerge un Gerardo povero, giovane, fragile nel corpo, ma interiormente attraversato da un desiderio assoluto: piacere a Dio, compierne la volontà, vivere nella carità. Nato a Muro Lucano nel 1726, cresciuto in una famiglia semplice e segnato presto dalla fatica del lavoro e dalla morte del padre, Gerardo percorre una strada tutt’altro che facile verso la consacrazione attraverso la vita religiosa. Respinto più volte dai Cappuccini, approda infine alla Congregazione del Santissimo Redentore, dove la sua vocazione trova compimento nell’orizzonte missionario dell’abbondante redenzione.

Appare evidente la capacità del libro di tenere insieme mistica e concretezza. San Gerardo non viene presentato come una figura evanescente, ma come un uomo immerso nella vita reale, vicino ai poveri, agli ammalati, ai peccatori, alle famiglie ferite, ai sacerdoti provati e alle madri in difficoltà. Centrale è il rapporto di Gerardo con Cristo crocifisso e con l’Eucaristia. L’iconografia lo rappresenta quasi sempre con il Crocifisso tra le braccia e il libro mostra come questo non sia un semplice elemento devozionale, ma la chiave della sua esistenza. Particolarmente significativa è la lettura della prova che deve superare: “Gerardo conosce la fatica, l’incomprensione, la malattia, la calunnia. La dolorosa accusa che lo colpisce, e che egli sopporta nel silenzio, diventa una delle pagine più forti del volume, non per esaltare la sofferenza in sé, ma per mostrare la qualità evangelica di un uomo che non smarrisce la fiducia in Dio e non lascia che l’ingiustizia diventi rancore”.

Il volume dedica spazio anche ai numerosi segni prodigiosi legati alla vita di Gerardo. I miracoli sono letti dentro la sua esistenza di fede, come segni della compassione di Dio verso i poveri, gli infermi, le madri, i bambini e le famiglie. Da qui emerge anche la particolare devozione a San Gerardo come protettore delle gestanti e della vita nascente, una dimensione che continua a parlare con forza al nostro tempo. A conclusione del suo intervento, padre La Mendola (v. intervista) ha individuato l’essenza del libro nel sottotitolo, “Il coraggio della santità”, e in una frase contenuta nel decimo e ultimo capitolo: “San Gerardo ha vissuto intensamente dando carne e sangue al Vangelo. Ha accolto l’amore di Dio e lo ha riversato sulle ferite dell’umanità stanca e sofferente”, operando “una mirabile sintesi tra le esigenze di un amore verticale (Dio) e quelle di un amore orizzontale (il prossimo)”.

Nel corso del suo intervento, padre Antonio De Luca (v. intervista) ha illustrato le finalità del libro: “In queste pagine – ha spiegato padre Antonio De Luca – a noi interessa cogliere la bellezza e la vivacità di San Gerardo, la sua esemplare testimonianza di fede, speranza e carità, che, nella tradizione cristiana, hanno il centro e il culmine direttamente in Dio e nell’impegno a renderlo presente nell’agire umano”. Il prelato ha poi ricordato alcuni episodi della vita del Santo, che “nonostante la giovane età, creava un clima di fraternità. Né riuscirono a piegarlo le dure prove che ha dovuto sopportare, le quali, invece, lo hanno rafforzato. È stato un autentico mistico, ma dietro i miracoli a lui attribuiti c’è un uomo concreto, sempre pronto ad aiutare gli altri”. Senza dimenticare la sua grande vivacità, che Caione sintetizza nei suoi appunti con una semplice frase: “Dove arriva chisso, se ci mette lo revuoto”.

La vita terrena di Gerardo si conclude il 16 ottobre 1755 a Materdomini. Entra nella gloria del suo Signore, avendo sempre desiderato di compiere solo e sempre la volontà di Dio, fino a esclamare: “Non voglio né vivere né morire. Voglio solo ciò che vuole Dio”. Gerardo Maiella fu proclamato santo l’11 dicembre 1904 nella Basilica di San Pietro da papa Pio X. “In quell’occasione – ha ricordato padre Antonio De Luca – furono esposte le raffigurazioni delle virtù che rifulsero in maniera eminente nella breve esistenza del nuovo Santo: Mansuetudo, Meditatio, Fides, Spes, Charitas, Castitas-mortificatio. Oggi queste icone, insieme all’arazzo della beatificazione, avvenuta nel 1893, sono custodite nella Chiesa del Redentore a Materdomini e sono visibili ai pellegrini che vi giungono, desiderosi di accogliere un messaggio di rinnovamento interiore e di nuovo slancio nella testimonianza della carità”. Al termine della presentazione del libro, il Vescovo ha presieduto una solenne Celebrazione Eucaristica, alla presenza di numerosi fedeli. A Polla San Gerardo è particolarmente venerato proprio nella Chiesa di Cristo Re.

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