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FESR Campania, edili: pagato solo il 7,82%

Federcepicostruzioni accende i riflettori sull’attuazione dei fondi europei nelle regioni meno sviluppate e punta il dito contro una distanza ancora troppo ampia tra risorse programmate e pagamenti effettivi. L’associazione di edili, che annovera migliaia di aziende, ragiona sulla base del quadro aggiornato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 31 dicembre 2025 sui Programmi regionali 2021-2027.

Sui 26,271 miliardi di euro dei programmi FESR e FSE+, gli impegni ammontano a poco più di 6,116 miliardi, pari al 23,28%, mentre i pagamenti si fermano a circa 2,865 miliardi, il 10,91% del totale. Per la Federazione, però, è soprattutto il FESR a destare preoccupazione, perché è il fondo più legato a infrastrutture, investimenti e sviluppo territoriale.

Nelle regioni meno sviluppate considerate nel prospetto, a fronte di programmi FESR per 20,743 miliardi, risultano impegnati circa 4,196 miliardi, il 20,23%, e pagati appena 1,881 miliardi, pari al 9,07%. Il caso Campania è ancora più severo. Il Programma regionale FESR vale circa 5,535 miliardi di euro. Al 31 dicembre 2025 gli impegni erano pari a circa 991 milioni, il 17,90%, mentre i pagamenti effettivi si fermavano a circa 433 milioni, appena il 7,82% della dotazione programmata. In pratica, su cento euro programmati, meno di otto risultavano pagati.

Per il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi, “il problema non è quanti miliardi si riescono a scrivere nei programmi, ma quanti di quei miliardi diventano opere, servizi, infrastrutture, riqualificazione urbana e investimenti produttivi. Una risorsa programmata ma non trasformata in intervento resta, per il territorio e per le imprese, un’opportunità ancora sulla carta.

Secondo Federcepicostruzioni, la lentezza non è solo un problema amministrativo. Ogni ritardo rinvia l’ammodernamento delle infrastrutture, gli interventi sulle città, la riqualificazione del patrimonio pubblico, la transizione energetica e una parte degli investimenti capaci di generare domanda per imprese, professionisti e lavoratori. “Il tempo è diventato esso stesso una variabile economica”, aggiunge Lombardi. “Realizzare un’opera oggi o tra tre anni non è la stessa cosa. Significa rinviare benefici per cittadini e imprese e rischiare che, quando finalmente le risorse arrivano alla fase realizzativa, siano cambiate esigenze, prezzi e condizioni economiche”.

ANTONIO LOMBARDI

Il dato campano del FESR è inferiore anche alla media delle stesse regioni meno sviluppate: il 17,90% degli impegni contro il 20,23% complessivo e il 7,82% dei pagamenti contro il 9,07%. Differenze che, su programmi da miliardi di euro, valgono centinaia di milioni lontani dall’effettiva movimentazione.

Il confronto con il FSE+ rende l’interrogativo ancora più evidente. In Campania, su circa 1,439 miliardi di euro, risultano impegnati 664 milioni, il 46,17%, e pagati circa 320 milioni, il 22,25%. Per Federcepicostruzioni questo rafforza la necessità di individuare, programma per programma, dove si determinano i rallentamenti e intervenire con strumenti amministrativi adeguati.

La richiesta è un cambio di prospettiva. La quantità di risorse assegnate a un territorio non può più essere il principale parametro del successo delle politiche di sviluppo. Il vero indicatore deve diventare la capacità di trasformare le risorse in progetti approvati, procedure concluse, cantieri avviati, stati di avanzamento e pagamenti. “Per troppo tempo abbiamo raccontato lo sviluppo attraverso miliardi stanziati, assegnati o programmati. Dobbiamo cominciare a raccontarlo attraverso le opere concluse. È questa la differenza fra disponibilità finanziaria e sviluppo reale”, conclude Lombardi.

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