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Punti nascita e aree interne, Corrado Matera in Consiglio regionale: “Servono criteri nuovi”

Rivedere i criteri utilizzati per decidere sul futuro dei punti nascita, tenendo conto non soltanto del numero dei parti, ma anche della sicurezza garantita dalle strutture, dell’organizzazione dei reparti, della mortalità perinatale e soprattutto delle caratteristiche dei territori e delle difficoltà che si incontrano nelle aree interne. E portare la questione a livello nazionale, attraverso un confronto in Conferenza Stato-Regioni, perché il problema non riguarda soltanto la Campania. È la posizione espressa dal presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale della Campania ed esponente del Partito Democratico Corrado Matera, intervenuto nella seduta del Consiglio regionale di lunedì 5 ottobre nel corso della discussione sulla mozione riguardante le “Iniziative urgenti in favore del mantenimento dei Punti Nascita dei Presidi Ospedalieri di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese”. La mozione figurava all’ottavo punto dell’ordine del giorno della seduta pomeridiana. Sul tema Matera era precedentemente intervenuto anche in occasione della discussione sul DEFR 2027-2029. Si tratta, infatti, di una problematica che assume una rilevanza particolare per le aree interne e disagiate, dove distanze, viabilità e tempi necessari per raggiungere un presidio ospedaliero possono diventare elementi determinanti.

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Nel suo intervento Matera è partito da un dato che, a suo giudizio, rende necessario ripensare parametri definiti in un contesto profondamente diverso da quello attuale. “Io penso che questo sia davvero un argomento nazionale -ha sottolineato il presidente della Commissione Bilancio- che deve essere affrontato con grande determinazione. In Italia sono 385 i punti nascita e di questi 103 oggi si trovano in deroga. È un problema che non riguarda solo la Campania, ma anche altre Regioni”. Matera ha quindi richiamato il cambiamento demografico avvenuto negli ultimi quindici anni: nel 2010, ha ricordato durante il suo intervento, in Italia si registravano circa 560mila nascite, mentre nel 2025 il numero è sceso a circa 350mila: “Si parla quindi -ha spiegato- di una realtà completamente diversa da quella attuale. I criteri che all’epoca erano stati indicati, a mio avviso, sono superati”.

Da qui uno dei passaggi centrali dell’intervento: secondo Matera, il numero assoluto dei parti non può rappresentare da solo il parametro attraverso il quale valutare esperienza, capacità e sicurezza di un punto nascita. Il presidente della Commissione Bilancio ha portato in Aula un esempio concreto, confrontando strutture che possono contare su organici molto differenti. Un reparto che supera i 600 parti con dodici ginecologi, ha osservato, non può essere valutato esclusivamente sulla base del numero complessivo delle nascite rispetto a un presidio di un’area interna che raggiunge circa 300 parti disponendo soltanto di tre o quattro ginecologi. “Ha più manualità e capacità -ha argomentato-chi opera con dodici ginecologi e raggiunge 600 parti oppure chi ne raggiunge 300 con tre o quattro ginecologi?”. Un ragionamento che rende evidente la necessità di superare una valutazione esclusivamente quantitativa, affiancando al numero delle nascite ulteriori elementi capaci di misurare concretamente sicurezza e qualità dell’assistenza. Tra questi anche i dati sulla mortalità, che secondo il consigliere regionale del PD dovrebbero essere presi in considerazione nella valutazione dell’attività svolta dai singoli presidi: “I criteri sulle nascite -ha aggiunto- vanno integrati con i dati sulla mortalità, verificando cosa sia accaduto nei diversi ospedali nel corso di questi quindici anni”.

Sapri Ospedale
Sapri Ospedale

Per le aree interne entra in gioco un ulteriore elemento: la geografia dei territori. Distanze, collegamenti e condizioni della rete viaria possono rendere molto più difficile raggiungere rapidamente un altro ospedale in caso di emergenza. Nel suo intervento Matera ha richiamato anche un recente episodio avvenuto a Sapri, dove, secondo quanto riferito dallo stesso consigliere in Aula, la presenza del punto nascita ha consentito di intervenire tempestivamente.

Per tutte queste ragioni, secondo Matera, la discussione deve superare i confini regionali. “Abbiamo il dovere -ha rimarcato- di affrontare l’argomento a livello nazionale, cercando di far capire che quello che si è deciso nel 2010 riguardava un mondo completamente diverso dal nostro. Dobbiamo considerare l’importanza del territorio e le difficoltà che esistono per raggiungere un punto nascita”. La proposta avanzata è dunque quella di portare il tema in Conferenza Stato-Regioni, costruendo un’iniziativa che coinvolga anche le altre Regioni interessate dalla presenza di punti nascita in deroga.

Matera ha rivolto in Aula un appello anche all’opposizione, chiedendo un impegno comune affinché la questione venga affrontata a livello nazionale e sottolineando come su un tema che riguarda salute, sicurezza e futuro delle comunità non possano prevalere le appartenenze politiche. “Su questi argomenti -ha concluso il presidente della Commissione Bilancio- non esiste il colore politico. Sono convinto che ci sarà la disponibilità dell’opposizione, insieme alla maggioranza, ad affrontare questo tema a livello nazionale. Diversamente rischiamo di creare un problema serio che non è soltanto la chiusura di un punto nascita, ma un danno grave per le aree interne e le aree disagiate”.

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