A Sanza si prova a costruire una rete capace di mettere insieme le attività artigianali del borgo e trasformare saperi, tradizioni e produzioni locali in una nuova opportunità di sviluppo e accoglienza. È questo il senso del progetto “Pane&caso”, al centro del secondo incontro tra gli operatori locali, che si è svolto ieri sera presso il punto informativo di Santo Stefano, con il coordinamento dell’Amministrazione comunale.

Panifici, caseifici, frantoi, laboratori artigianali di pasta fresca, miele e confetture, insieme alle attività di falegnameria, rappresentano un patrimonio che va oltre la dimensione economica. Sono luoghi in cui il lavoro conserva ancora gesti, tecniche e conoscenze tramandate nel tempo. Una parte dell’identità di Sanza che non sempre viene percepita per ciò che può rappresentare anche sul piano dell’accoglienza e del racconto del territorio.

Da qui nasce l’idea di costruire una rete tra le diverse realtà artigianali, affinché possano presentarsi insieme e diventare parte integrante dell’offerta turistica del borgo. L’obiettivo non è soltanto promuovere i prodotti, ma permettere a chi arriva a Sanza di conoscere da vicino le attività e le persone che li realizzano.

“Vogliamo proporre ai nostri visitatori e turisti un’esperienza di vita – ha sottolineato il delegato al commercio del Comune, Francesco De Masi – venire a Sanza dovrà significare vivere i gesti e le abitudini della comunità, partendo dalle nostre tra dizioni gastronomiche”.
In questa prospettiva, “Pane&caso” diventa un modo per recuperare memoria e conoscenza attraverso i sapori, i profumi e i gesti del lavoro quotidiano. Il visitatore potrà entrare in un panificio e conoscere le fasi della lavorazione del pane, scoprire in un caseificio come nasce un prodotto caseario, assistere in un frantoio alla trasformazione delle olive in olio oppure avvicinarsi al lavoro del legno e alle tecniche della falegnameria.
È la dimensione del turismo esperienziale, nella quale la visita a un luogo si intreccia con l’incontro con la comunità che lo abita.
“Il viaggio non si esaurisce nella visita di un luogo, ma diventa un’occasione per incontrare le persone che lo abitano, conoscere le loro attività, ascoltare le loro storie e partecipare, quando possibile, ai processi che rendono unico quel territorio”, ha spiegato la delegata alla Cultura del Comune di Sanza, Marisa Vitolo.

La sfida, ora, è dare forma a un percorso condiviso nel quale ogni attività possa mantenere la propria identità, contribuendo allo stesso tempo a un racconto coordinato del territorio. Il Comune punta a favorire il dialogo tra gli operatori e ad accompagnare la costruzione di un’offerta in grado di intercettare un turismo sempre più interessato alla conoscenza dei luoghi attraverso le loro produzioni e le loro comunità.
“Un’offerta rivolta a chi cerca esperienze autentiche, lontane dai percorsi più convenzionali e desidera conoscere un territorio attraverso ciò che realmente lo caratterizza”, è la prospettiva indicata dall’Amministrazione. Il pane, il formaggio, l’olio, le confetture e il legno diventano così strumenti attraverso i quali raccontare Sanza. Dietro ogni prodotto c’è un mestiere, dietro ogni mestiere una persona e, dietro ogni persona, una storia che appartiene alla comunità.
L’idea è arrivare, passo dopo passo, alla costruzione di una vera e propria mappa delle esperienze di Sanza, collegando le diverse attività e lasciando al visitatore la possibilità di comporre il proprio percorso tra assaggi, lavorazioni, incontri e conoscenze.

“Assaggiare, osservare, imparare, incontrare e portare con sé non soltanto un prodotto, ma il ricordo di un’esperienza”, ha affermato il sindaco di Sanza, Vittorio Esposito, sottolineando anche le possibili ricadute per le attività locali. “Un progetto coordinato dal mio ufficio – ha aggiunto – perché sono convinto delle ricadute positive anche per le stesse attività locali, aumentando la loro visibilità e creando nuove occasioni di incontro con un pubblico interessato alla qualità, alla tradizione e all’autenticità”.
Sanza prova così a partire da ciò che già possiede, senza costruire un’identità turistica artificiale, ma valorizzando quella che vive ogni giorno nei laboratori e nelle attività produttive del paese. Un percorso ancora da costruire, ma che parte da una consapevolezza: il patrimonio di un borgo non è fatto soltanto dai luoghi da visitare, ma anche dai mestieri, dalle persone e dai gesti che continuano a tenerlo vivo.


