Di Antonio Sica

Si può vivere tra Milano e New York, costruire aziende, lavorare con grandi marchi internazionali e trascorrere una vita attraversando il mondo. Ma ci sono luoghi dai quali, in fondo, non si parte mai veramente. Per Vincenzo Di Sarli, uno di questi luoghi si chiama Teggiano: perché ci sono distanze che si misurano in chilometri e altre che, semplicemente, non esistono. Almeno per lui, che vive da anni tra Milano, New York e il resto del mondo, seguendo un percorso professionale che lo ha portato molto lontano dal Vallo di Diano. Eppure, quando parla di Teggiano, la distanza geografica sembra improvvisamente annullarsi. Vincenzo Di Sarli è nato a Milano, ma le sue radici familiari sono teggianesi. Proprio a Teggiano ha trascorso tante estati della sua giovinezza, costruendo amicizie, vivendo il paese e cominciando, quasi senza saperlo, a comprendere quello che avrebbe voluto fare nella vita. “Sono cresciuto per le strade di Teggiano -racconta- dove ho ancora tanti amici. Qualcuno non c’è più, qualcuno è invecchiato, ma io dico sempre che il mio successo nasce a Teggiano, perché Teggiano è stata la mia prima scuola. Le esperienze a Radio Vallo, le prime compagnie, il fatto di stare in mezzo alla gente: tutto questo mi ha aiutato a capire ciò che avrei voluto fare”.
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Da quella “prima scuola” è iniziato un percorso professionale straordinario. Dopo gli studi a Venezia, Di Sarli si trasferisce a New York, dove entra nel mondo delle produzioni fotografiche, della moda e della pubblicità. Riporta poi quel modello a Milano, dando vita a realtà impegnate nella rappresentanza di fotografi, truccatori, hair-stylist e professionisti del settore, fino alla nascita di Fashion Group, diventata una delle realtà di riferimento nei servizi per produzioni pubblicitarie e fotografiche. Successivamente fonda DMR Group, società specializzata nel monitoraggio e nell’analisi della comunicazione sui media internazionali. Un’attività sviluppata su scala mondiale e al servizio di alcuni dei più importanti marchi della moda e del lusso, tra i quali Louis Vuitton, Dior, Armani, Prada, Guerlain e L’Oréal. Dopo circa trent’anni di attività e una presenza ormai internazionale, la società viene acquisita da un fondo americano.
Una carriera trascorsa, dunque, osservando e analizzando comunicazione, immagine, eventi e grandi marchi. Ed è anche per questo che il suo giudizio su “Alla Tavola della Principessa Costanza” assume un valore particolare. Per Di Sarli, infatti, il legame affettivo con Teggiano convive inevitabilmente con lo sguardo professionale di chi ha trascorso una vita a valutare progetti, strategie e capacità organizzative. “Sono rimasto molto colpito del fatto che in trent’anni -sottolinea- qui a Teggiano sono riusciti a creare e sviluppare un evento pazzesco come “Alla Tavola della Principessa Costanza”. Bisogna fare i complimenti ai fondatori e a tutti quelli che negli anni lo hanno portato avanti. E c’è un’altra cosa molto importante: la Principessa Costanza crea unità nel paese. Durante la manifestazione questa unità si vede concretamente”.

Proprio la 31ª edizione, da poco conclusa, ha rappresentato per lui l’occasione per trasformare questo legame in un gesto concreto, scegliendo di essere tra coloro che hanno sostenuto la Pro Loco Teggiano e la manifestazione. Tra tanti e importanti sponsor territoriali, Vincenzo Di Sarli è una storia a sé stante, perché capace di annullare la distanza geografica con la vicinanza del cuore. Una scelta che nasce dalla memoria, ma guarda soprattutto al futuro. Tra i ricordi c’è quello di Angelo Amelio, con il quale Di Sarli si incontrava anche a Roma negli ambienti RAI e che ricorda come una figura particolarmente lungimirante nella capacità di immaginare e costruire nuovi eventi all’interno della manifestazione. Ma determinante è stato anche l’incontro con la presidente della Pro Loco Teggiano Concettamaria Cantelmi. “Quando ci siamo conosciuti –racconta Di Sarli– ho avvertito immediatamente una bellissima sinergia. Ho percepito la sua voglia di fare qualcosa per i giovani e per Teggiano, e non potevo tirarmi indietro”.
Ed è proprio il coinvolgimento dei giovani ad averlo colpito più di ogni altra cosa. Gli Sbandieratori, i Musici, le Tamburine e i tanti ragazzi impegnati durante tutto l’anno rappresentano, secondo Di Sarli, uno degli aspetti più preziosi della manifestazione. Un patrimonio che assume ancora più valore se osservato da chi trascorre gran parte del proprio tempo nelle grandi metropoli. “A Milano -assicura- una cosa del genere non c’è. Mi fa molto piacere vedere che in un territorio delle aree interne, nel quale magari non ci sono tantissime occasioni di svago, ci sia qualcosa attraverso cui i ragazzi possono imparare, partecipare e stare insieme”.
E quando gli si chiede se il suo sostegno alla Pro Loco sia destinato a continuare, la risposta racconta bene anche il suo carattere. “Se posso dare una mano, la do sempre, anche se non è facile convincermi. Questa volta mi hanno convinto la bellezza della manifestazione, la dedizione di chi la organizza, e soprattutto i giovani. Sono loro quelli bravi davvero, perché durante tutto l’anno si impegnano ogni giorno, ogni settimana, sotto il sole, sotto il vento e sotto la pioggia. Questa Costanza è pazzesca, bellissima”. Nel suo ragionamento c’è anche un concetto maturato attraverso decenni di esperienza imprenditoriale: nessun grande risultato nasce da una persona sola. Di Sarli riconosce il lavoro della presidente Cantelmi, della Pro Loco, dell’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Michele Di Candia, il sostegno del consigliere regionale Corrado Matera e quello degli sponsor e dei tanti collaboratori, ma soprattutto insiste sul valore della squadra: “L’importante è essere uniti –spiega– perché non è mai il singolo ad andare avanti, è sempre un gruppo. Lo dico per esperienza: nelle mie aziende ho lavorato con centinaia di persone, ma il risultato arrivava perché c’era una squadra che lavorava ogni giorno per raggiungere insieme lo stesso obiettivo”.
E poi si torna inevitabilmente al suo legame con Teggiano. Alle estati trascorse con gli amici. Alle persone che ancora oggi incontra quando torna, e che continuano a chiedergli semplicemente come sta. A quella dimensione umana che, dopo aver conosciuto alcune delle più grandi città del mondo, continua ad avere per lui un valore particolare. “Sono nato a Milano, ma sono cresciuto come persona a Teggiano. Qui ho condiviso estati bellissime, ho tanti amici e, soprattutto, ho capito quello che avrei voluto fare nella vita. Quando torno, vedo che gli amici non mi hanno dimenticato. Ritrovo ancora quella capacità di stare insieme e quella rara umanità, che è una cosa bellissima”. E forse è proprio qui il senso più profondo di questa bella storia.








