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Intelligenza artificiale e industria, a Palazzo Albirosa Simone Marchetti (VIDEO): “L’Italia non è ancora pronta”

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Simone Marchetti

“Applicazione dell’Intelligenza Artificiale nella gestione delle catene del valore, per la competitività del sistema industriale”: questo il tema dell’ottava conferenza organizzata a Polla dall’Associazione Palazzo Albirosa. Relatore l’ingegnere Simone Marchetti, Business Development Director, che ha l’obiettivo di sostenere la crescita di Oracle nel mercato italiano ed europeo, con riferimento alle soluzioni Cloud dedicate alla digitalizzazione dei processi in ambito industriale. In un contesto internazionale segnato da una corsa sfrenata all’innovazione, Oracle si è distinta per aver raggiunto livelli senza precedenti in termini di capitalizzazione e attrattività verso nuovi segmenti, in particolare il Cloud e l’Intelligenza Artificiale (AI). Di formazione ingegneristica, Marchetti è esperto di Industry 4.0 e innovazione. In precedenza si è occupato, in ruoli analoghi, di Supply Chain, Procurement e Value Added Services.

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Antonio Federico introduce Simone Marchetti

Introdotto dal professor Antonio Federico, presidente dell’Associazione Palazzo Albirosa, l’ingegnere Marchetti ha esordito illustrando le varie fasi della Rivoluzione Industriale – tessile, energia elettrica e motore a scoppio, computer – per poi analizzare l’evoluzione della rivoluzione industriale degli ultimi dieci anni, rappresentata dai player digitali. Il possesso dei dati ha consentito a chi li deteneva di conquistare il mercato. In merito all’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, il relatore ha sostenuto che in Italia la utilizziamo poco, tanto da essere agli ultimi posti in Europa, e non la stiamo impiegando nella produzione. Paesi che non hanno la nostra densità demografica, come la Danimarca, sono più avanti. Allo stato attuale, però, è difficile dire se l’AI ci ruberà il lavoro.

Particolarmente interessanti i dati forniti dagli analisti: McKinsey stima che la GenAI possa generare globalmente dai 2,6 ai 4,4 trilioni di dollari di valore annuo nei 63 casi d’uso analizzati. Con la diffusione oltre i casi d’uso specifici, il potenziale complessivo stimato arriva a 6,1-7,9 trilioni annui. Per la produttività del lavoro, il contributo potenziale è di 0,1-0,6 punti percentuali annui in più fino al 2040. Nelle sole attività di manufacturing e supply chain, McKinsey indica un potenziale di riduzione dei costi fino a 500 miliardi di dollari a livello globale. I casi d’uso prioritari sono la manutenzione predittiva, l’ottimizzazione della pianificazione, il miglioramento dei processi, la gestione della qualità e i digital twin. Tra i produttori globali intervistati da McKinsey, il 93% prevede di aumentare la spesa in digitale e AI nei prossimi cinque anni; quasi un terzo punta a investire almeno il 5% del costo del venduto. Ma solo il 2% dichiara che l’AI è pienamente integrata in tutte le operazioni: il vantaggio va a chi riesce a utilizzarla su larga scala, non a chi si limita soltanto alla fase pilota.

PwC, in uno scenario favorevole, stima che l’AI possa aumentare il PIL mondiale fino al 15% entro il 2035; in scenari caratterizzati da minore fiducia e cooperazione, l’incremento scende all’8% o persino all’1%. È un dato molto significativo per evidenziare che governance e fiducia sono fattori economici, non soltanto regolatori. Sul ritardo italiano, PwC rileva che solo il 24% dei CEO italiani ha una roadmap AI chiara, contro il 51% a livello globale; soltanto il 21% ritiene di riuscire ad attrarre competenze tecniche, rispetto al 42% globale. Il 46% cita la carenza di competenze come barriera principale.

Nell’ultima parte dell’incontro, esaurita la parte dedicata alla gestione delle catene del valore, per la competitività del sistema industriale, rispondendo alle domande dei presenti, l’ing. Marchetti si è soffermato su alcuni aspetti di carattere generale: “In Italia -ha affermato il relatore- non siamo pronti sia dal punto di vista strutturale che da quello organizzativo anche perché c’è una resistenza verso la sua utilizzazione più profonda”. I dubbi non mancano anche perché al momento, non ci stiamo preparando adeguatamente: l’intelligenza artificiale è ben presente nelle nostre vite; è uno strumento potentissimo ma richiede competenza e cautela. Sapere che può essere manipolata o fornire dati vecchi ci trasforma da utenti passivi a supervisori attivi. La vera sfida non è fermare il progresso, ma guidarlo, assicurandoci che lo sviluppo tecnologico sia sempre affiancato da un solido pensiero critico, da un quadro normativo chiaro e da una profonda consapevolezza etica. Solo così i benefici supereranno realmente i rischi. Per l’ing. Marchetti (lo ha ribadito nell’intervista rilasciata a vallopiu.it) “C’è bisogno di un sistema di regole più efficaci perché l’AI può essere di aiuto. Sono fiducioso che le nuove generazioni sapranno fare meglio di noi”.

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Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
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