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Sant’Arsenio, presentata la raccolta di canti tradizionali dedicati alla Vergine del Carmelo curata da Enrico Coiro

Di Giuseppe Geppino D’Amico

Continuano a Sant’Arsenio le manifestazioni religiose e civili per celebrare il 75° anniversario della fondazione del Santuario dedicato alla Madonna del Carmelo sul Monte Rascini. Per celebrare la ricorrenza il parroco don Martino Romano ha previsto una serie di iniziative. Dopo le precedenti celebrazioni religiose, sabato sera è stato presentato nella Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, gremita di fedeli della Madonna, l’opuscolo di Enrico Coiro “Carmen Carmeli Virgini”, una raccolta di canti tradizionali e d’autore dedicati alla Vergine del Carmelo, eseguiti dal Coro Carmelitano Santarsenese e dal Coro Dianum di San Pietro al Tanagro. Entrambi i cori sono stati diretti dal M° Enrico Coiro, che ha ben volentieri accettato di fare gli straordinari. Da segnalare, inoltre, l’intervento poetico proposto dal giovane studente Domenico Amodeo. Introducendo la serata, il parroco don Martino Romano ha affermato: “L’opera presentata è frutto di un lungo e appassionato lavoro che il prof. arch. Enrico Coiro ha prodotto nel tempo. La ricerca appassionata dei testi, il ricordo delle melodie, la trascrizione in pentagramma e gli arrangiamenti non solo permettono di avere un fascicolo che racchiude questo immenso patrimonio, ma di evitarne la dispersione e la dimenticanza. Il testo richiama quelle reminiscenze che fin da bambino ogni santarsenese ha sentito dalla voce e dal cuore delle madri e delle nonne. Questi canti, tramandati oralmente, sono privi di partiture perché eseguiti e tramandati per la maggior parte ad orecchio. Questa raccolta permette di conservare e di tramandare le diverse composizioni per le quali si è cercato di conoscere, attraverso dettagliate ricerche, gli autori sia delle musiche che delle parole. Chissà cosa pensano oggi coloro che ne furono i protagonisti di ieri: gli interpreti, gli autori e i compositori; chissà se, sentendoli intonare dalle voci delle nostre donne, possono gioire insieme a Maria e continuare a lodarla cantando come fecero allora”.

L’opuscolo contiene 14 canti. Nel ringraziare il M° Enrico Coiro per l’ottimo lavoro, il parroco lo ha invitato “a continuare nella ricerca e nella pubblicazione e, ai destinatari, di conservare e di trasmettere, a partire dalle sane radici, questa linfa vitale affinché quell’albero genealogico familiare possa continuare a portare generosi e abbondanti frutti e a perpetrare nel tempo lo stesso zelo e ardore dei tanti che salirono a piedi e con sacrificio edificarono quel sacro luogo quale segno luminoso che congiunge la notte del passato al giorno presente e continuerà ad essere segno illuminante per il futuro. L’identità di un popolo, che consiste nell’evitare la perdita della memoria, con questo testo si rafforza ed avanza nel ricordo dei tanti e a beneficio di molti”.

Ad evidenziare l’importanza del canto religioso popolare è stato Giuseppe Aromando, autore della prefazione: “Il canto è il mezzo più immediato per esprimere ciò che le sole parole non riescono a trasmettere, unendo il cielo (il sacro) e la terra (il popolo) in una sola voce. È un elemento utile per nutrire la spiritualità e preservare l’identità culturale. La Liturgia lo considera un elemento necessario e integrante e non un semplice abbellimento o un elemento decorativo. Il canto religioso popolare esprime la preghiera, favorisce l’unione dell’assemblea e colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto. Il canto permette all’assemblea di unirsi in un’unica voce, trasformando il rito da azione individuale a celebrazione comunitaria. Ecco spiegato perché la Chiesa promuove, con impegno, il canto popolare religioso, affinché possano risuonare le voci dei fedeli”.

Il canto è un archivio orale che racconta la fatica, la gioia, la speranza e il folklore di un popolo e di un territorio. Si tramanda di generazione in generazione, adattandosi e modificandosi nel tempo, pur mantenendo intatta la propria anima comunitaria. “Ed è a partire proprio da questo adattamento – scrive ancora Aromando – che Enrico Coiro, autore di questo “Innario carmelitano santarsenese”, ha tenacemente posto in essere un’azione di recupero al fine di tenere insieme melodia e testi dei canti carmelitani ad uso della locale comunità santarsenese, di cui, purtroppo, e di questo Enrico si duole, non si è per ora riusciti a reperire alcuna traccia o reperto musicale di cinque brani sui diciotto complessivamente presenti in questa raccolta. E ciò è ascrivibile ad una frattura generazionale che si registra tra un prima e un dopo, tra un passato e una contemporaneità”.

Da parte sua, rispondendo alla richiesta del parroco, Enrico Coiro ha confermato il proprio impegno per tramandare alla comunità santarsenese “quel vivido ricordo di melodie antiche e sempre nuove, che appartengono a noi più di quanto immaginiamo, in quanto in esse ritroviamo volti, nomi, persone, fatti e avvenimenti della storia del paese”. Intanto fervono i preparativi per il tradizionale pellegrinaggio del 16 luglio, a piedi, sul Monte Rascini. La partenza per il monte è fissata alle ore 4:00. Durante la giornata, nel Santuario saranno celebrate tre Sante Messe: alle 8:30, alle 11:30 e alle 18:00.

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