Mentre in molti comuni d’Italia discute su tempi e costi del PNRR, c’è un piccolo borgo della provincia di Salerno dove il futuro è già un cantiere a cielo aperto. Ben trenta interventi contemporanei stanno infatti trasformato le stradine del centro storico di Sanza.
L’amministrazione guidata dal sindaco Vittorio Esposito, fedele alla promessa di quattro anni fa, sta portando a termine quella che gli stessi cittadini hanno ribattezzato la “rivoluzione gentile”: non speculazione edilizia, ma cura del territorio, sostenibilità e creazione di comunità.

VITTORIO ESPOSITO
sindaco di Sanza
L’eccezionalità del caso Sanza non è sfuggita agli accademici. Studenti dell’Università di Salerno stanno attualmente approfondendo i dettagli di questa trasformazione sociale ed economica, destinata a diventare un modello virtuoso a livello nazionale per i piccoli borghi. L’obiettivo è capire come un’area interna possa invertire la rotta, passando dall’emergenza spopolamento a “Borgo dell’Accoglienza“.
Basta affacciarsi in Piazza XXIV Maggio per capire la portata della svolta. Qui, a distanza di pochi passi, fervono tre cantieri strategici. Il primo riguarda il Municipio, dove è in corso la riqualificazione con adeguamento sismico della casa comunale. Il secondo interessa il Centro Polifunzionale, oggetto di recupero e rifunzionalizzazione degli spazi. Il terzo, forse il più ambizioso, è quello dell’Ex Convento – Ex Scuola Media: il vecchio edificio scolastico verrà trasformato in un Hub Culturale polifunzionale, destinato a ospitare il Museo della Comunità e del Territorio con spazi espositivi per mostre permanenti e temporanee, sale per convegni, laboratori artistico-artigianali, spazi di coworking e workshop. Un volano per attrarre talenti e turismo.

Uscendo dalla piazza e inoltrandosi nel dedalo di viuzze del centro storico, si scopre il progetto più imponente del Mezzogiorno. Ben 22 unità immobiliari sono in via di definizione, per una superficie totale di circa 2.659 metri quadrati. L’operazione coinvolge interi isolati: 21 unità diventeranno alloggi moderni, mentre un edificio sarà dedicato ai servizi comuni. Il cantiere diffuso tocca ogni angolo del borgo antico: da Vico San Bartolomeo a Via San Martino, da Piazza Plebiscito a Via Porta Girone, passando per Via San Giovanni, Via Achille e Via Porta Nicola, fino a Via Virgilio, Via San Giuliano, Largo San Carlo, Via Ombrosa, Largo Portello, Via S. Angelo a Corte e Via San Sebastianello. Un intervento capillare che ridisegnerà la mappa abitativa del paese, creando il più importante complesso ricettivo diffuso dell’intero Sud Italia.
Ma la rinascita di Sanza non riguarda solo le mura antiche. Il sindaco Esposito ha messo in campo un piano organico che abbraccia sanità, ambiente e turismo lento. L’edificio della vecchia scuola elementare è stato riconvertito in una moderna Casa di Comunità, con i lavori ormai in via di conclusione. È quasi ultimata anche la messa in sicurezza della strada che conduce alla vetta più alta della Campania, il Monte Cervati, con l’obiettivo di connettere il borgo ai sentieri naturalistici. Nascerà inoltre un’area camper dedicata agli amanti del viaggio all’aria aperta. Lungo le principali arterie stradali sono in fase di completamento i lavori per la regimentazione delle acque, mentre anche la rete fognaria esterna al borgo, con i nuovi depuratori, è a buon punto. E poi c’è il progetto NEXT, che restituirà alla comunità un luogo da sempre visto come un grande problema trasformandolo in opportunità e risorsa.
Passeggiare oggi per Sanza significa incrociare operai, architetti e cittadini che guardano con orgoglio a questa metamorfosi. La “rivoluzione gentile” promessa dall’amministrazione Esposito è ormai una realtà in atto: un fenomeno di rinascita e innovazione sociale, culturale ed economica che non si affida a speculazioni o grandi stravolgimenti, ma alla cura del territorio, all’inclusione, alla sostenibilità e a un nuovo modo di fare comunità. Con circa trenta cantieri attivi, questo piccolo borgo del Vallo di Diano sta scrivendo una pagina importante del riscatto dell’Italia interna, dimostrando che anche un paese sotto i cinquemila anime può diventare un cantiere a cielo aperto e, soprattutto, un modello per il futuro.



