Di Giuseppe Geppino D’Amico

Tempi difficili all’orizzonte per i Medici di Medicina Generale (medici di famiglia) e ovviamente per i loro assistiti. A darne notizia è l’associazione di categoria FIMMG, che ha reso noto il verbale approvato all’unanimità dal Consiglio Nazionale, che “ritiene inaccettabile la bozza di Decreto in via di adozione da parte del Governo che snaturerebbe i principi ordinamentali, contrattuali e professionali che regolano il rapporto convenzionale dei medici di medicina generale con il Servizio sanitario nazionale con gravi ripercussioni anche per gli assistiti”. Per la FIMMG, “la Medicina Generale non può essere riformata attraverso interventi unilaterali, di apparente urgenza, che sovrappongano la fonte legislativa alla fonte pattizia, contravvenendo ai principi costituzionali di autonomia negoziale e rappresentanza sindacale (artt. 39 Cost.) che precludono l’intervento normativo d’urgenza su materie riservate alla contrattazione collettiva, né attraverso modelli organizzativi che destrutturino il rapporto fiduciario, indeboliscano la convenzione, cancellino gli Accordi Integrativi Regionali o introducano canali paralleli di accesso alla professione”.

Ma qual è il motivo della dura protesta dei medici? Va ricercato nella decisione del ministro della Salute, Orazio Schillaci, di ridisegnare con decreto la medicina generale italiana, facendo leva sulla trasformazione del loro rapporto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale e il pieno inserimento di questi professionisti nelle Case della Comunità, nuovo caposaldo dell’assistenza sul territorio. Nella visione di Schillaci, già illustrata alla Conferenza delle Regioni, il medico di medicina generale dovrà essere il centro dell’assistenza territoriale, diventando il “motore” delle Case di Comunità che stanno aprendo in tutta Italia, con un contratto da dipendente, su base volontaria, con il Servizio sanitario nazionale. A giudizio del ministro, questo modello – da realizzare il prima possibile – “darà agli italiani una sanità più efficiente e vicina ai cittadini, in particolare ai più fragili”. Per fare presto, la strada migliore individuata da Schillaci è quella dell’utilizzo di un decreto-legge, la cui approvazione potrebbe arrivare entro la fine di maggio.
Resta da definire anche l’aspetto – non proprio secondario – della retribuzione dei medici di medicina generale, oggi calcolata in base al numero di pazienti. Un modello che, nell’ipotesi di riforma governativa, lascerebbe il posto a compensi calcolati in base alla partecipazione al lavoro nella rete territoriale, alla presa in carico di un certo numero di pazienti cronici e fragili. La FIMMG “rigetta con fermezza primariamente che si calpesti il diritto costituzionale alla rappresentatività e alla contrattazione sindacale e quindi l’ipotesi che l’Accordo Collettivo Nazionale dei Medici di Medicina Generale venga imposto per legge, attraverso un decreto”, rivendicando “in modo inequivocabile che il Governo si impegni a che si ristabilisca con chiarezza il corretto rapporto tra legge e diritto sindacale da cui scaturisce l’Accordo Collettivo Nazionale”. È evidente che, se approvato, il decreto-legge di Schillaci provocherebbe la decadenza ope legis degli Accordi Integrativi Regionali in atto che, al contrario, per la FIMMG “vanno rinnovati, armonizzati, aggiornati e modellati sulla base dei successivi ACN, non cancellati con un colpo di legge”.
Secondo il sindacato, “la loro soppressione distruggerebbe ciò che di più avanzato ogni Regione, attraverso la concertazione sindacale, ha costruito in tema di medicina di iniziativa, AFT, attività oraria, domiciliarità, prevenzione, diagnostica di primo livello, presa in carico della cronicità, aree interne, Case della Comunità, residenzialità e integrazione multiprofessionale”. Al fine di scongiurare il disegno di Schillaci, il Consiglio Nazionale della FIMMG ha deliberato, con decisione unanime, la convocazione dell’Assemblea Nazionale di tutti i Consigli Direttivi Provinciali della federazione, da tenersi a Roma il prossimo 13 giugno, propedeutica all’organizzazione di una grande manifestazione nazionale che coinvolga medici e cittadini. Quindi ha dato mandato al Segretario Nazionale, “in mancanza di risposte concrete sui temi rivendicati dalla FIMMG, e anche in considerazione del parere espresso dalla Direzione Generale dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali del Ministero del Lavoro, che ritiene esperiti i termini di raffreddamento, di proclamare lo sciopero della categoria, individuando il calendario delle giornate di astensione dalle attività, in qualunque momento l’andamento della evoluzione della discussione in atto non permetta avanzamenti nei sensi proposti”.


