La Federazione nazionale delle imprese di costruzioni, Federcepicostruzioni, lancia un allarme drammatico: il protrarsi della guerra e delle tensioni internazionali sta producendo un impatto ormai insostenibile sul costo dell’energia e delle materie prime. Acciaio, bitumi, laterizi e cemento hanno subito rincari tali da erodere completamente i margini di commesse stipulate prima dell’esplosione dei prezzi, mettendo a rischio cantieri già in corso.
Secondo le elaborazioni di Federcepicostruzioni, per una piccola o media impresa l’aggravio annuo può arrivare a decine di migliaia di euro, rappresentando la differenza tra la continuità operativa e la chiusura. Una situazione resa ancora più critica nel settore dei lavori pubblici, dove ai rincari si aggiungono i ritardi nei pagamenti e un quadro normativo instabile.
Il presidente nazionale, Antonio Lombardi, sottolinea come “le imprese si trovino strette fra l’aumento incontrollato dei costi e l’impossibilità di adeguare i contratti“. Per scongiurare una paralisi dei cantieri e una perdita irreversibile di posti di lavoro, Federcepicostruzioni chiede al Governo un intervento urgente. La richiesta prevede un pacchetto di misure strutturali: l’introduzione di un credito d’imposta straordinario per compensare gli extra-oneri energetici, meccanismi automatici di revisione prezzi negli appalti, il rafforzamento delle garanzie per l’accesso al credito e il pagamento tempestivo dei crediti verso la Pubblica Amministrazione.
Secondo la Federazione, la tenuta del comparto delle costruzioni non è solo una questione di categoria, ma una condizione essenziale per la sicurezza del territorio e la realizzazione delle opere strategiche. Senza risposte rapide, si rischia che l’emergenza dei costi si trasformi in un’emergenza occupazionale e sociale.



