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Governo, al Nord avvia l’Autonomia differenziata; in Campania blocca il Piano di rientro

Sono due le notizie che dovrebbero preoccupare non poco la classe politica meridionale: l’approvazione delle intese per l’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria su materie non LEP (Livelli essenziali delle prestazioni) e la decisione del Governo di impugnare dinanzi al Consiglio di Stato la decisione del Tar del Lazio che ha bocciato la decisione del Ministro della Sanità che continua a negare alla Regione Campania il Piano di rientro.

Con il via libera del Consiglio dei Ministri alle intese con Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, si decentrano i poteri legislativi e gestionali su quattro ambiti strategici che non richiedono la definizione dei LEP: protezione civile, previdenza complementare, professioni e coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario. La firma del Governo chiude il negoziato delle pre-intese e avvia l’iter per la ratifica del Parlamento, garantendo alle quattro amministrazioni regionali una gestione diretta delle risorse per i prossimi dieci anni.

Le intese devono ora essere trasmesse alla Conferenza unificata Stato-Regioni che entro 60 giorni dovrà rendere il parere obbligatorio. Successivamente, i testi approderanno alle Camere che dovranno approvare gli atti di indirizzo entro90 giorni. Solo dopo questi passaggi il testo definitivo tornerà in Consiglio dei Ministri per la deliberazione finale e la firma del Presidente del Consiglio e dei Presidenti delle Regioni interessate. Le intese avranno una durata decennale, al termine della quale potranno essere rinnovate o rinegoziate. Questo orizzonte temporale offre certezza agli investimenti regionali, permettendo una programmazione a lungo termine specialmente nella sanità e nel potenziamento delle figure professionali locali. Di sicuro nei prossimi mesi la polemica politica è destinata ad aumentare perché l’Autonomia differenziata in salsa leghista non piace al Mezzogiorno che continuerà a fare i conti confinanziamenti sempre più esigui.

L’altra notizia riguarda direttamente la Regione Campania e, in particolare, la sanità a seguito della decisione del TAR del Lazio che ha accolto il ricorso presentato lo scorso anno dal Governatore Vincenzo De Luca, stabilendo che la Regione Campania deve uscire dal Piano di rientro sanitario, bloccato per anni con una serie di cavilli dal Governo centrale. Secondo i Giudici amministrativi, la Regione ha raggiunto gli obiettivi richiesti, ovvero l’equilibrio di bilancio, i livelli essenziali di assistenza sopra le soglie minime, il miglioramento delle tre macroaree: territorio, ospedale e prevenzione. Annullato, dunque, il “niet” del Ministero, definito non fondato sui criteri oggettivi. Una vittoria che Vincenzo De Luca rivendica come “storica” dopo oltre due anni di scontro istituzionale. Da parte sua, il Ministero della Salute ha annunciato immediato appello al Consiglio di Stato. L’uscita dal Piano di rientro assicurerebbe alla Regione una maggiore autonomia gestionale, possibilità di nuove assunzioni, investimenti più rapidi in strutture e servizi, fine dei vincoli straordinari imposti dallo Stato. Un passaggio che, se confermato, cambierebbe radicalmente il futuro della sanità campana.

Non va dimenticato che due anni fa lo stesso De Luca organizzò una marcia su Roma con i consiglieri regionali, i sindaci e numerosi amministratori locali. Che dire? Se qualcuno sperava che senza De Luca e con la presidenza Fico i rapporti Governo-Regione Campania potessero migliorare resterà deluso. Il primo ad esprimere profonda delusione è stato Corrado Matera, attuale Presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania, che partecipò alla manifestazione di Roma.

Per esprimere il suo disappunto sulla decisione del Ministero, Matera ha pubblicato una nota sulle sue pagine social partendo proprio dalla manifestazione di due anni fa a Roma: “Due anni fa, in una piazza storica e molto partecipata, insieme ai sindaci del Salernitano e di tutta la Campania, con il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e con il deputato Piero De Luca (oggi segretario regionale del PD) ho marciato per dire no a un’Italia a due velocità. Quel giorno abbiamo difeso un principio fondamentale: che i diritti dei cittadini non possono dipendere dal luogo in cui si nasce; che con l’Autonomia differenziata si rischia di spaccare il Paese e di accentuare le disparità tra Nord e Sud. Oggi, a due anni di distanza, purtroppo dobbiamo constatare che le criticità non sono state superate: il Governo, con il Ministro Calderoli e le Regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria), ha formalizzato un accordo preliminare sull’Autonomia differenziata; una decisione che molti ritengono un modo per aggirare persino la sentenza della Corte costituzionale e ignorare la mobilitazione popolare, oltre a mettere a rischio la coesione nazionale. Andando avanti in questa direzione si aggraveranno ulteriormente i divari territoriali e le disuguaglianze sociali: è una scelta non solo contro il Mezzogiorno, ma che danneggia tutta l’Italia. Oggi come allora, dobbiamo continuare a lottare per un’Italia che non divida i cittadini in più categorie; servizi pubblici equi e universali; diritti garantiti ovunque, non a geometria variabile. Non dimentichiamo quel giorno a Roma. La battaglia per l’eguaglianza e la coesione sociale non si arrende”.

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