Di Giuseppe Geppino D’Amico

Dall’Uruguay a Teggiano per conoscere le proprie radici. Un gruppo di cittadini provenienti dalla città di Florida è venuto per la prima volta nella città museo del Vallo di Diano, da dove i loro antenati partirono nella seconda metà del XIX secolo in cerca di un futuro migliore. A guidare la delegazione è Laura Aloy, discendente di quel Biagio D’Aloia (diventato Blas Aloy nel Paese sudamericano) che contribuì al processo di radicamento e diffusione della devozione per San Cono nella città di Florida e, successivamente, nell’intera Repubblica dell’Uruguay. Blas Aloy fu tra i primi emigranti teggianesi arrivati a Florida nella decade del 1870. Fu tra i promotori della Commissione che da allora organizza ogni 3 giugno una festa che accoglie migliaia di persone provenienti da tutto l’Uruguay. Blas Aloy viene ricordato soprattutto come la persona che, dopo i primi anni trascorsi in oltreoceano, tornò in Italia con l’obiettivo di far realizzare un’immagine di culto ispirata all’originale conservata nella Cattedrale di Teggiano. Oggi la pronipote Laura Aloy visita per la prima volta la terra di origine del celebre avo e la prima tappa è stata proprio nella Cattedrale per pregare sulla tomba del Santo.

Il legame tra Teggiano e Florida è così forte che le due città sono gemellate e non è raro vedere delegazioni uruguaiane in Italia (e viceversa) durante le rispettive celebrazioni di giugno. A Biagio D’Aloia va riconosciuto il merito di avere contribuito notevolmente al culto di San Cono in Uruguay: dopo alcuni anni di lavoro tornò a Teggiano per chiedere una copia della statua del Santo che si venera nella Cattedrale di Santa Maria Maggiore. La nuova statua arrivò finalmente in Uruguay nel 1885 e il 3 giugno, data della festa del Santo, venne portata in processione per la prima volta, segnando l’inizio formale del culto. Anche in altri Paesi come Argentina, Stati Uniti e Canada venerano il Santo portato dagli emigrati teggianesi, ma è in Uruguay che San Cono ha raggiunto una grandissima popolarità.
Tra il 2009 e il 2019 il ricercatore Fabio Ragone ha realizzato uno studio etnografico sulle otto immagini di culto dedicate a San Cono presenti in Argentina e Uruguay. Nel 2011 il Comitato di San Cono e una delegazione di cittadini guidata dall’attuale sindaco Michele Di Candia portarono il San Cono Dormiente in pellegrinaggio per Argentina e Uruguay. Dal 2014 l’associazione Tanos, con sede a Teggiano, organizza il costante arrivo nel Sud Italia di discendenti di emigranti che vogliono scoprire le proprie radici. Florida, cittadina che dista un centinaio di chilometri da Montevideo, ogni 3 giugno vive una partecipatissima processione in onore del Santo. Fabio Ragone racconta: “A Florida gli emigrati fecero costruire una statua in onore del loro santo protettore per averli fatti sopravvivere al lungo viaggio in nave. Si narra che il primo miracolo in terra uruguaiana sia avvenuto nel 1888 quando Clementina Pastorini, una donna del Nord Italia, insultò pesantemente il Santo. La conseguenza fu un piccolo terremoto che colpì solamente la casa della signora, la quale in seguito fece costruire una targa in onore del Santo che ancora oggi è presente dentro la chiesa”.
Tra i devoti di San Cono in Uruguay figurano anche famosi sportivi, tra cui celebri calciatori come Ghiggia, Diego Forlán e Diego Godín, che hanno portato al santuario di Florida le loro magliette. Per entrare a far parte del direttivo dell’Associazione di San Cono di Florida il requisito richiesto è essere italiani o discendenti di italiani. La cappella dedicata al Santo è stata dichiarata Patrimonio Storico Nazionale dell’Uruguay. In Uruguay il culto di San Cono è, in modo particolare, legato anche al gioco. Il 5 giugno 1945 proprio a Florida si centrò il premio più alto della lotteria con il numero 3; da allora, tra leggende e detti popolari, l’immagine del Santo è stata fortemente collegata alla cosiddetta quiniela locale. Su questo aspetto, Fabio Ragone osserva: “Negli ultimi anni dell’Ottocento, in questa città esisteva un circolo napoletano che si è poi fuso con la società italiana. Non è un caso, infatti, che proprio la smorfia napoletana abbia influenzato notevolmente lo sviluppo della lotteria uruguaiana”.
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I primi emigrati salernitani e lucani arrivarono nel Rio de la Plata intorno al 1834, quando l’Uruguay era una nazione giovanissima, avendo raggiunto l’indipendenza nel 1828. Vi arrivarono non solo come migranti economici, ma anche come esuli politici legati ai moti carbonari e liberali contro i Borbone. Prima della nascita dei circoli ufficiali, i corregionali si riunivano in caffè o abitazioni private, creando reti di mutuo soccorso per aiutare i nuovi arrivati a trovare lavoro nel commercio marittimo o nell’artigianato. Anche se in quel periodo i flussi migratori non erano ancora “di massa” come quelli del 1880 e degli anni successivi, erano comunque molto specifici: molti provenivano dal Cilento, dalla zona costiera, da paesi dell’entroterra potentino e dal Vallo di Diano. Storicamente, le prime società di mutuo soccorso italiane in Uruguay, come la Società Italiana di Mutuo Soccorso di Montevideo, nacquero intorno al 1854. Ma già in precedenza i connazionali si aiutavano tra loro, dando vita a una trama di relazioni che ancora oggi, a distanza di quasi due secoli, continua a tenere unite due sponde dell’Atlantico nel nome delle radici, della memoria e di San Cono.




