L’ex ambasciatore italiano Michael Giffoni (originario di Teggiano), in servizio in Kosovo durante la guerra dei primi anni ’90, è stato intervistato ieri sera nel corso della trasmissione “Presa Diretta” sulla vicenda relativa ai cosiddetti “cecchini del weekend” di Sarajevo, di cui la stampa si sta occupando da tempo e che è destinata ad allargarsi.
Sulla vicenda indaga la Procura di Milano che per il quotidiano milanese “Il Giorno” è approdata in Lombardia e nel centro Italia con nuovi indagati. Si tratta di “italiani che trent’anni fa avrebbero pagato per unirsi alle milizie serbo-bosniache e sparare ai civili durante l’assedio di Sarajevo degli anni ’90. Un “gioco“ sadico, con dietro le quinte un’organizzazione legata a criminali di guerra in grado di offrire trasferte nelle zone del conflitto in cambio di denaro. Sulla vicenda indagano il procuratore Marcello Viola, il Pm Alessandro Gobbis e i carabinieri del Ros per cercare di fare luce, anche attraverso il raccordo con altri uffici giudiziari italiani ed europei”. Un’indagine giornalistica è stata effettuata da Ezio Gavazzeni, autore del libro “I cecchini del weekend” contenente importanti rivelazioni su imprenditori disposti a pagare centinaia di milioni di lire per “dare la caccia a vittime indifese trattate come “cervi”.
Nel libro è stata ricostruita l’organizzazione, come avvenivano i “safari”, nonché le tariffe che venivano pagate dai “clienti-cecchini”, per sparare ai bersagli umani. Ciò che emerge è che il trofeo più ambito dai “cacciatori” erano i bambini. Ne “I Cecchini del Weekend” sono contenute testimonianze da parte di fonti attendibili, accompagnatori e testimoni mai ascoltate prima che delineano il “fenomeno” in tutta la sua completezza, dall’organizzazione allo svolgimento. Sé è così scoperto che i clienti erano ricchi italiani, professionisti, o imprenditori e qualcuno di loro, secondo quanto scritto dal giornalista, frequenta ancora oggi i programmi Tv, che potevano permettersi di pagare il corrispettivo del costo di un appartamento di oggi per passare un weekend a sparare alla popolazione civile bosniaca per poi tornarsene a casa loro impuniti.
Durante l’assedio della città, tra il 1992 e il 1995, stranieri benestanti, tra cui anche cittadini italiani, avrebbero pagato per raggiungere le postazioni dei cecchini sulle colline e sparare sui civili come in una battuta di caccia. Nell’approfondimento, le testimonianze di un ex ufficiale dell’intelligence bosniaca e di un diplomatico italiano in servizio durante la guerra, oltre al presunto snodo di Trieste per lo smistamento dei cecchini coinvolti in questi safari.
Ieri sera “Presa Diretta”, il programma in onda su Rai 3, ha trasmesso un ampio servizio intervistando Edin Subašić, ex ufficiale dell’intelligence bosniaca e l’ex ambasciatore italiano in Kosovo, Michael Giffoni, originario di Teggiano.
L’ex militare ha raccontato che, insieme ai volontari arrivati dalla Serbia, era giunto anche un gruppo di italiani. Uno di loro avrebbe detto di venire da Milano. Quando il soldato gli chiese quanto fosse pagato per combattere, l’italiano rispose: “Non ricevo uno stipendio. Anzi, sono io che pago per sparare. Non siamo soldati: siamo cacciatori. Veniamo a fare safari. I serbi ci permettono di sparare alle persone dalle loro postazioni”. «Una persona soprannominata “il Francese”, che organizzava i “safari umani” a Sarajevo tra il 1992 e il 1996, ha dichiarato che vi hanno partecipato 230 italiani e altrettanti cittadini di altri Paesi occidentali. Per quanto riguarda i prezzi, i bambini erano la preda più ambita e costavano 100 milioni di lire, seguivano le ragazze giovani di 15-16 anni, al pari dei bambini, poi le donne intorno ai 70 milioni di lire, gli uomini circa 50 milioni e infine gli anziani, sotto i 20 milioni.

Da parte sua l’ex ambasciatore Giffoni nel corso dell’intervista ha ricordato l’iter da lui seguito quando è venuto a conoscenza delle notizie segnalando quanto da lui appreso alle Autorità competenti. Michael Giffoni è nato a New York nel 1965 ma è cresciuto a Teggiano dove vive la madre. Dopo aver frequentato il Liceo Classico di Sala Consilina si è laureato in Scienze Politiche ed ha iniziato la carriera diplomatica nel 1991. E’ stato ambasciatore in Kosovo, all’epoca interessato da aspri conflitti etnici. Da segnalare nel 2014 un’importante missione a Tripoli dove era andato come Capo dell’Unità per il Nord Africa. Al ritorno da Tripoli la brutta tegola della sospensione dal servizio. Dopo sette anni è arrivata finalmente la giusta decisione della magistratura che lo ha riconosciuto completamente estraneo a tutte le accuse che gli erano state rivolte. Sulla sua integrità morale non ci sono statu dubbi eppure non è stato richiamato in servizio.


