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Guerra nel Golfo, l’export italiano in Medio Oriente crolla del 23%

Le imprese italiane stanno pagando il prezzo più alto della guerra nel Golfo. Nei primi quattro mesi del conflitto, da marzo a giugno 2026, le nostre esportazioni verso il Medio Oriente, che valgono complessivamente 26,4 miliardi di euro, sono calate di 2,2 miliardi, pari a una flessione del 22,7% su base annua. Si tratta della maggiore perdita di export tra tutti i Paesi europei: corrisponde al 46,1% dei 4,7 miliardi di minori esportazioni registrate dall’Ue nei paesi mediorientali tra marzo e giugno, pari al – 8.7%.

Lo rileva un’analisi di Confartigianato che mette in evidenza l’impatto del conflitto Usa-Iran sulle nostre aziende. Dopo quella dell’Italia, la perdita più consistente di vendite in Medio Oriente è quella della Spagna, con 802 milioni di euro in meno, seguita dalla Germania, che registra una riduzione di 640 milioni. Tra le principali economie europee, la Francia mostra invece una sostanziale tenuta, con un lieve aumento dello 0,3% dell’export nell’area mediorientale.

Nei primi quattro mesi di guerra il maggiore calo di export italiano si è registrato negli Emirati Arabi Uniti ed è pari a 879 milioni di euro (-27,3%). Seguono il Kuwait con una diminuzione di 649 milioni (-73,6%), il Qatar con 345 milioni (-52,2%), l’Iraq con 129 milioni (-40,7%), l’Iran con 70 milioni (-52,6%) e il Bahrain con 55 milioni (-51,2%).

Secondo Confartigianato, tra i settori manifatturieri italiani più colpiti dal calo di vendite in Medio Oriente vi sono quelli a maggiore presenza di micro e piccole imprese — alimentare, moda, legno-arredo, metallo, gioielleria e occhialeria — le cui esportazioni verso il Medio Oriente valgono 7,7 miliardi di euro e che nei mesi di guerra hanno registrato un calo del 17,3%.

La moda è il comparto più penalizzato, con una flessione complessiva del 33,7% e un crollo del 44,1% per pelletteria e prodotti in pelle. Il settore dei macchinari, principale voce dell’export italiano nell’area, registra una flessione delle vendite del 18,6%. Seguono i mobili, in calo del 14,4%, e il comparto della gioielleria che scende del 14,9%. L’alimentare mostra una diminuzione del 7,7%.

Marco Granelli

La classifica delle regioni italiane che hanno subito il calo più marcato dell’export manifatturiero in Medio Oriente vede al primo posto il Veneto (- 26,3%), seguito da Emilia-Romagna (-12,9%), Lombardia (-9,1%) e Toscana (-3,0%). A livello provinciale, le maggiori perdite si concentrano a Bergamo (-27,5%), Vicenza (-25,9%), Milano (-15,5%) e Firenze (-6,5%).

«Gli effetti della guerra nel Golfo si stanno moltiplicando. Le nostre imprese – dichiara Marco Granelli, presidente di Confartigianato – non subiscono soltanto l’aumento dei costi energetici. Il calo dell’export verso il Medio Oriente è particolarmente preoccupante perché coinvolge filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende. Oltre a misure per attenuare l’impatto dei rincari energetici, è più che mai necessario rafforzare le condizioni che permettono ai nostri imprenditori, soprattutto quelle di minori dimensioni, di continuare a esportare, anche diversificando i mercati di destinazione, investire e competere a livello mondiale”.

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