La Giornata Mondiale per la Sicurezza sul Lavoro del 28 aprile non può ridursi a una ricorrenza simbolica. A dirlo con forza è Federcepicostruzioni, che davanti a numeri ancora drammatici chiede un cambio di passo concreto basato su tecnologia, prevenzione e controlli seri. Il presidente nazionale Antonio Lombardi ha commentato: «Non possiamo accompagnare questa Giornata, anche quest’anno, soltanto con l’ennesimo bollettino di vittime: la sicurezza va resa quotidiana, reale, verificabile».
I dati provvisori INAIL relativi al 2025 parlano chiaro. Le denunce complessive di infortunio sono state 597.710, in aumento dell’1,4% rispetto all’anno precedente. Nel comparto delle costruzioni l’andamento resta preoccupante, con 1.010 infortuni mortali nei primi undici mesi del 2025, in crescita dell’1%. In edilizia, le cadute dall’alto o in profondità rappresentano la principale causa di morte, con un’incidenza del 58,3% degli incidenti fatali. A questi si aggiungono le 16.766 denunce di malattie professionali solo nel settore delle costruzioni.

Sul piano territoriale, la Campania segna un allarme particolare. La regione registra un aumento degli infortuni in itinere del +14,2% rispetto al 2024 e rientra tra le aree in “zona rossa”, con un’incidenza di morti sul lavoro superiore di oltre il 25% rispetto alla media nazionale. «Il dato della Campania ci impone una riflessione ancora più severa Quando una regione si colloca tra quelle con più vittime e con un’incidenza superiore alla media nazionale, non basta indignarsi: bisogna intervenire su organizzazione del lavoro, controlli, formazione, qualificazione delle imprese e tecnologie di prevenzione, soprattutto nei cantieri, dove il rischio continua a essere altissimo».
Secondo Federcepicostruzioni, servono soluzioni concrete: controllo digitale degli accessi, sensori intelligenti per segnalare cadute o anomalie, monitoraggio in tempo reale, formazione continua e verificabile. «Il 28 aprile deve essere prima di tutto un momento di verità» aggiunge Lombardi «Non possiamo permetterci che questa giornata si trasformi, ancora una volta, in una commemorazione seguita dall’oblio. Ogni dato ci dice che la sicurezza sul lavoro, soprattutto nei cantieri, ha bisogno di un cambio di passo profondo, serio, immediato».
Il presidente sottolinea inoltre che la sicurezza non può essere un adempimento formale. «La sicurezza non può essere una pratica da archiviare o una firma in calce a un documento Deve essere presenza quotidiana in cantiere, organizzazione rigorosa, formazione vera, tecnologie accessibili, controlli puntuali. E deve riguardare tutti, non soltanto le grandi imprese, perché il tessuto dell’edilizia italiana è fatto in larga parte di piccole e medie aziende che vanno messe nelle condizioni di investire davvero nella prevenzione». Infine, la chiusura: «Ogni incidente evitabile è una sconfitta collettiva per questo servono meno inerzia, meno retorica e più azioni concrete. Il lavoro deve tornare a essere un luogo di dignità, non di paura. E il cantiere, da spazio ad alto rischio per definizione, deve diventare il banco di prova di una nuova cultura della prevenzione».


