In quasi trent’anni di operatività silenziosa ma concreta, il Fondo di prevenzione usura gestito da Adiconsum ha rappresentato un argine legale per migliaia di nuclei familiari, offrendo garanzie per un volume complessivo di 33 milioni di euro. Si tratta di uno strumento finanziato dallo Stato e incardinato presso il Ministero dell’Economia, pensato per intercettare quella fascia di cittadini che, a causa di una segnalazione negativa nelle banche dati creditizie, vengono esclusi dal circuito bancario tradizionale e rischiano di finire nella rete dell’usura.
Il meccanismo opera attraverso fondi depositati presso primari istituti bancari, concedendo garanzie su prestiti di consolidamento debiti fino a 75.000 euro, rimborsabili in dieci anni a un tasso fisso contenuto tra il 3% e il 4%. L’obiettivo non è erogare nuova liquidità fine a se stessa, ma permettere alle famiglie di riunire e saldare le esposizioni pregresse, trasformandole in un’unica rata sostenibile compatibile con il reddito familiare. Solo nei primi due mesi del 2026, sono stati garantiti oltre 400mila euro di nuove operazioni a conferma di un’esigenza sociale che non accenna a diminuire.
Possono accedere a questo paracadute finanziario lavoratori monoreddito con figli, pensionati che sostengono economicamente i familiari, piccoli commercianti e chiunque abbia subito uno squilibrio economico improvviso a causa di perdita del posto di lavoro, malattie gravi o separazioni coniugali. Un comitato di esperti valuta ogni domanda basandosi su criteri ministeriali precisi: lo stato di bisogno effettivo, la causa scatenante dell’indebitamento, la dimostrabile capacità di rimborso e l’oggettiva impossibilità di ottenere credito ordinario. In trent’anni, accanto a situazioni di reale emergenza, si sono registrati anche casi di famiglie che hanno semplicemente sopravvalutato le proprie possibilità di spesa. Per questo, oltre alla garanzia economica erogata tramite gli sportelli territoriali, Adiconsum insiste sulla necessità di un’educazione finanziaria responsabile che parta fin dai banchi di scuola, unico vero antidoto culturale contro il sovraindebitamento.


