Di Antonio Sica

Vallo di Diano – Tanagro
Cent’anni di storia, ma anche una battaglia quotidiana contro la burocrazia. Alla vigilia del centenario del Consorzio di Bonifica Vallo di Diano – Tanagro, il presidente Beniamino Curcio sceglie di non limitarsi alla celebrazione del passato, ma di lanciare un messaggio forte sul presente e soprattutto sul futuro del territorio.
Perché, mentre tutto corre veloce (dai cambiamenti climatici alle trasformazioni urbanistiche, fino alle dinamiche dei sistemi agricoli, produttivi, economici e sociali) c’è una sola cosa che continua a muoversi col freno a mano tirato: la burocrazia.
Ed è proprio qui che si concentra lo sfogo del presidente. Non è un caso, infatti, che a pochi giorni dall’evento che celebrerà i 100 anni del Consorzio, Curcio abbia deciso di lanciare quello che appare a tutti gli effetti come un sasso nello stagno.
Un richiamo netto per riportare l’attenzione su alcune problematiche che considera ormai non più rinviabili: i tempi lunghissimi della macchina amministrativa, le procedure farraginose, la difficoltà di passare in tempi ragionevoli dalla progettazione all’apertura dei cantieri e, più in generale, la necessità di cambiare regole e meccanismi che oggi rallentano opere fondamentali per la sicurezza del territorio.
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Come spiega Beniamino Curcio: “Il mondo è veloce, sono veloci i cambiamenti climatici, sono veloci le trasformazioni urbanistiche, sono veloci le dinamiche evolutive dei sistemi agricoli, dei sistemi produttivi ma anche dei sistemi economici e sociali. Quello che non è veloce, sostanzialmente, è la burocrazia”. Un passaggio che sintetizza perfettamente la sua amarezza. Perché, spiega Curcio, “dal momento in cui si pensa un progetto al momento in cui arrivano le ruspe nei fiumi possono passare addirittura decenni, e questo, secondo il presidente, non è più sostenibile”. Il tema, del resto, non è astratto. Riguarda da vicino la capacità di prevenire dissesto, criticità idrauliche e carenze idriche in un territorio che oggi vive scenari molto più complessi rispetto al passato. Beniamino Curcio ribadisce: “Queste opere strategiche vanno fatte rapidamente, perché se noi non mettiamo mano a queste politiche di adattamento avremo degli impatti sui territori terribili”.
Lo sfogo del presidente non si ferma qui. C’è infatti un secondo aspetto, altrettanto importante, che Curcio mette sul tavolo: la scarsa considerazione istituzionale riservata troppo spesso al Consorzio di Bonifica a livello locale. Secondo il presidente, infatti, il Consorzio non viene ancora riconosciuto per quello che realmente è: una grande macchina operativa, una struttura con competenze tecniche, esperienza storica e conoscenza diretta del territorio, che dovrebbe avere un ruolo pienamente centrale nelle scelte strategiche per il Vallo di Diano. Curcio lamenta in particolare il fatto che il Consorzio non venga sempre coinvolto nei tavoli di concertazione, nei momenti in cui si costruiscono programmi territoriali e pianificazioni.
E questo, a suo giudizio, rappresenta un problema molto grave, perché significa escludere dalle decisioni un soggetto che ogni giorno si occupa di acqua, sicurezza idraulica, difesa del suolo e servizi all’agricoltura. “Il Consorzio -chiarisce il presidente- deve pretendere di stare al tavolo delle concertazioni quando si fanno i programmi territoriali e il tavolo delle pianificazioni. Dobbiamo dire la nostra e gli enti devono investire sul Consorzio”. Da qui anche il richiamo alla necessità di una grande alleanza sul territorio, con i sindaci, le istituzioni e tutte le espressioni locali, a partire dagli stessi consorziati. Per Curcio, infatti, soltanto lavorando insieme si può davvero ripensare il futuro del Vallo di Diano e costruire risposte adeguate alle criticità di oggi.
Un secolo che ha cambiato il volto del Vallo di Diano

L’intervista video di Virtual Vallo, il format di approfondimento di Vallo Più, approfondisce il significato storico dell’imminente traguardo centenario.
Per Curcio, i 100 anni del Consorzio rappresentano anzitutto un motivo di orgoglio, perché raccontano la storia di un ente che ha contribuito in modo decisivo a cambiare il volto del territorio.
Il presidente ricorda come il Consorzio, nato nel 1926, abbia avuto un ruolo centrale nella realizzazione delle grandi opere di bonifica idraulica, delle infrastrutture rurali, della viabilità di campagna, degli elettrodotti e dei sistemi di captazione e distribuzione dell’acqua, fino a rendere produttiva e strutturata la piana del Vallo di Diano.
L’idea di fondo è chiara: se oggi il Vallo di Diano è quello che conosciamo, molto si deve proprio all’azione secolare della bonifica.
Un’azione che, secondo Curcio, ha completato ciò che né la natura né le varie stagioni di intervento dei secoli precedenti erano riuscite a portare fino in fondo.
Dal passato al futuro: il Consorzio deve riprogettare il territorio
Ma l’anniversario, nelle parole del presidente, non serve solo a guardare indietro. Serve soprattutto a capire quali prospettive abbia oggi il Consorzio. Ed è qui che emerge un altro passaggio importante dell’intervista: il Consorzio, secondo Curcio, deve occuparsi di futuro, perché oggi esistono nuove criticità e nuovi disordini idraulici che impongono una progettazione diversa rispetto al passato. Un tempo, spiega, era più semplice individuare cosa fare: mancavano gli argini, si facevano gli argini; mancavano le opere di regimazione, si realizzavano; mancavano le strade rurali, si interveniva. Oggi, invece, il quadro è molto più complesso. I fenomeni atmosferici sono più imprevedibili, le piogge sono spesso più violente, le siccità più frequenti e più severe. A questo si aggiungono le trasformazioni urbanistiche, spesso non coordinate tra loro, e l’abbandono agricolo, che incide anche sulla manutenzione diffusa del territorio. Per questo il presidente insiste sulla necessità di riprogettare con una visione diversa, tenendo conto dei cambiamenti climatici, delle trasformazioni urbanistiche e dell’abbandono dell’agricoltura.
I risultati degli ultimi anni
Nel corso dell’intervista, Curcio traccia anche un bilancio degli anni della sua presidenza, iniziata nel 2018 e confermata nel 2022. Rivendica in particolare di aver dato un forte impulso all’attività progettuale del Consorzio, imprimendo una svolta che ha portato al finanziamento di diversi interventi. Tra i risultati più significativi, il presidente cita il completamento di un progetto da 6 milioni di euro che ha consentito l’ammodernamento degli impianti irrigui esistenti, con l’obiettivo di ridurre il consumo di acqua e quello energetico, anche grazie a sistemi di automazione e telecontrollo. A questo si aggiungono un altro progetto finanziato da 5,3 milioni di euro per attrezzare un comprensorio a Pertosa, nell’area del carciofo bianco, e per intervenire su una condotta fino al territorio di Sala Consilina, oltre alla progettazione strategica collegata al Piano Invasi, con il coinvolgimento delle aree di Casalbuono e Montesano Scalo, sostenuta da un contributo ministeriale di 2 milioni di euro. Il filo conduttore, anche in questo caso, è sempre lo stesso: costruire politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, capaci di rispondere sia quando l’acqua è troppa, sia quando manca.
Prevenire costa meno che inseguire le emergenze
Tra i concetti più forti espressi da Curcio c’è infine quello della differenza tra emergenza e prevenzione. Secondo il presidente, l’Italia è spesso capace di reagire bene quando il problema è esploso, ma continua a mostrare grandi limiti quando si tratta di intervenire prima: “Noi siamo bravi in emergenza, non siamo bravi in prevenzione”. Ed è proprio per questo che insiste sulla necessità di rendere più flessibili i procedimenti, fare progettazioni più rapide e soprattutto accorciare i tempi delle autorizzazioni. In caso contrario, il rischio è quello di continuare a spendere di più dopo, per riparare i danni, invece di intervenire per tempo.
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