di Elia Rinaldi
Il mercato del lavoro salernitano archivia il 2025 con un bilancio incoraggiante e guarda al nuovo anno con ottimismo cauto. I numeri parlano chiaro: sono oltre 9 mila le assunzioni previste per gennaio, un incremento di 670 unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Se lo sguardo si allarga al primo trimestre, la proiezione sale a 27.240 nuovi ingressi, con una crescita di 660 posizioni rispetto ai primi tre mesi del 2025.


A certificarlo sono i dati del Sistema Informativo Excelsior, elaborati dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Salerno su un campione di quasi 96mila imprese distribuite tra settore primario, industria e servizi. Le rilevazioni, condotte tra metà novembre e inizio dicembre scorsi, fotografano un’economia provinciale in ripresa, ma anche alle prese con contraddizioni strutturali che rischiano di frenare la crescita.
I servizi trainano, l’industria tiene
Il comparto dei servizi si conferma il motore principale dell’occupazione, con una crescita del 15,2% su base annua. A brillare sono soprattutto i servizi alle imprese, che segnano un balzo del 27,7%, un dato che riflette la crescente terziarizzazione dell’economia locale. Seguono i servizi alle persone, con 1.370 posizioni aperte, e i settori dell’alloggio, ristorazione e turismo, che nel trimestre raggiungeranno quota 5.070 entrate, trainati dalla vocazione turistica del territorio.
L’industria manifatturiera tiene il passo con un incremento del 3%, ma è il settore delle costruzioni a mostrare segni di affaticamento. Dopo anni di espansione trainata da bonus edilizi e riqualificazioni, il comparto rallenta, segnalando una possibile fase di assestamento.
Nel complesso, il 62% delle assunzioni si concentrerà nei servizi, mentre il 69% delle opportunità arriverà da piccole e medie imprese con meno di 50 dipendenti. Solo il 15% delle aziende prevede di assumere nel mese di gennaio, ma il dato assoluto resta significativo.
Il paradosso delle competenze
Eppure, nonostante l’aumento della domanda, trovare le persone giuste resta un’impresa. In 38 casi su 100, le aziende prevedono difficoltà di reperimento. È un dato migliore della media nazionale, ferma al 46%, ma non per questo meno preoccupante. Il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta si manifesta in due direzioni: da un lato la mancanza di candidati, dall’altro una preparazione inadeguata rispetto alle competenze richieste.
Il 23,5% delle difficoltà è dovuto all’assenza di persone disposte a candidarsi, mentre l’11,8% è riconducibile a lacune formative. Le percentuali cambiano a seconda dei profili: gli ingegneri sono introvabili in 78 casi su 100, i tecnici della gestione dei processi produttivi nell’80% dei casi, mentre operai specializzati come fonditori, saldatori e lattonieri raggiungono picchi dell’85% di difficoltà di reperimento.
A complicare il quadro, c’è la richiesta di esperienza: per il 71% delle posizioni aperte le aziende chiedono competenze professionali già maturate, sia nella specifica mansione che nel settore. Una barriera d’ingresso che penalizza i giovani sotto i trent’anni, destinatari solo del 23% delle opportunità, nonostante rappresentino una quota significativa della forza lavoro disponibile.
Titoli di studio e contratti
Sul fronte dell’istruzione, il mercato continua a privilegiare le qualifiche professionali e i diplomi tecnici. Il 33% delle ricerche si concentra su qualifiche o diplomi professionali, seguiti dai diplomi di scuola superiore al 24%. Le lauree pesano solo per il 14%, un segnale che conferma la vocazione manifatturiera e terziaria del tessuto produttivo locale, più orientato a competenze pratiche che accademiche.
Quanto alla stabilità occupazionale, le prospettive sono modeste. Solo il 16% delle assunzioni prevede contratti a tempo indeterminato o di apprendistato. L’84% delle posizioni sarà coperto con contratti a termine, somministrazioni o collaborazioni. Una fotografia che racconta un mercato ancora fortemente flessibile, in cui la precarietà resta la norma più che l’eccezione.
L’immigrazione come risorsa
Un altro dato significativo riguarda i lavoratori immigrati. La quota di assunzioni previste per personale straniero è salita dal 15% al 19%, un incremento che segnala come le imprese stiano sempre più facendo affidamento su questa componente della forza lavoro per colmare i vuoti lasciati dalla carenza di candidati locali. Una tendenza destinata a consolidarsi, soprattutto nei settori più esposti al problema del reperimento, come l’agricoltura, l’edilizia e alcuni comparti dei servizi.
Le figure più richieste
Tra i profili più cercati spiccano i conduttori di veicoli a motore, con 870 posizioni aperte solo a gennaio, seguiti dagli operai specializzati nelle costruzioni e dagli addetti alle attività di ristorazione. Nel complesso, il 37% delle assunzioni riguarderà operai specializzati e conduttori di impianti, il 21% professioni commerciali e dei servizi, il 19% dirigenti, specialisti e tecnici.


Questa distribuzione riflette la struttura produttiva della provincia: un’economia che ancora poggia su manifattura, costruzioni e servizi tradizionali, con un peso relativamente contenuto di professioni ad alta qualificazione. Non mancano però segnali di cambiamento. La richiesta di tecnici informatici, ingegneri e specialisti della gestione aziendale è in crescita, un indizio che la digitalizzazione e l’innovazione cominciano a farsi strada anche nel tessuto imprenditoriale locale.
Uno sguardo al futuro
Il quadro che emerge dai dati Excelsior è quello di un’economia in movimento, capace di generare opportunità ma ancora frenata da squilibri formativi e organizzativi. La crescita occupazionale c’è, ma senza un investimento più deciso sulla formazione professionale e sull’orientamento al lavoro, rischia di non tradursi in benessere diffuso.
Le imprese chiedono competenze concrete, esperienza sul campo, flessibilità. I lavoratori, soprattutto i più giovani, cercano stabilità e prospettive. Tra queste due esigenze, il dialogo sembra ancora difficile. Ma i numeri del primo trimestre 2026 dimostrano che c’è spazio per costruire un incontro, a patto che istituzioni, scuole e aziende lavorino insieme, con pragmatismo e visione di lungo periodo.



Già incominciano a evidenziarsi gli effetti dell’indotto connesso ai lavori ALTA VELOCITÀ. È proprio vero, sono le grandi opere a sbloccare il Mercato del Lavoro, come ci ricordava l’economista KEYNES