di Elia Rinaldi
Nel centro storico di Caselle in Pittari ha preso forma un progetto straordinario che intreccia memoria collettiva e visione del futuro. La BGCiP – Biblioteca del Grano rappresenta molto più di un semplice spazio culturale: è il simbolo tangibile dell’identità agricola di una comunità che ha scelto di valorizzare le proprie radici attraverso un linguaggio contemporaneo.
A testimoniare questo percorso virtuoso è il docufilm prodotto da Jepis Bottega di Giuseppe Rivello, un’opera che documenta non solo la nascita della biblioteca, ma soprattutto il significato profondo che questo luogo riveste per il territorio. Il trailer, recentemente diffuso, offre uno sguardo privilegiato su un’iniziativa che trasforma il grano da semplice prodotto agricolo a elemento identitario di una comunità intera.
Il progetto ha visto protagonista la cooperativa Terra di Resilienza, che ha coordinato un lavoro di squadra durato oltre un anno. Antonio Pellegrino, Graziano Ferraro e Antonio Speranza hanno contribuito attivamente alla realizzazione, mentre Mario Croccia e Vito Fiscina hanno seguito con particolare dedizione ogni fase del processo produttivo, dalla semina fino al momento del raccolto.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio contesto del PNRR – Bando Borghi, grazie al supporto del consigliere comunale Gianluca Ragone, che ha saputo cogliere le potenzialità del progetto inserendolo in una strategia di sviluppo territoriale sostenibile. L’Amministrazione comunale di Caselle in Pittari ha fornito il sostegno istituzionale necessario per trasformare un’idea in realtà concreta.
La filosofia che anima la Biblioteca del Grano trova nelle parole dei suoi creatori una sintesi poetica ma efficace: così come ogni libro apre nuovi orizzonti di conoscenza, ogni raccolto rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo. La terra che si apre ai semi dopo la mietitura richiama il lettore che, terminata una lettura, si appresta a iniziarne un’altra.

Questa analogia non è casuale ma rivela la profonda comprensione del valore educativo e culturale dell’agricoltura. I campi diventano pagine di un libro aperto sul territorio, mentre le spighe che ondeggiano al vento si trasformano in parole che raccontano storie di fatica, tradizione e speranza.

La BGCiP si configura quindi come un “campo fertile di idee e memorie”, dove il passato agricolo del borgo dialoga con le esigenze culturali del presente. Non si tratta di una semplice operazione nostalgica, ma di un progetto che guarda al futuro partendo dalla consapevolezza delle proprie origini.
L’approccio innovativo della biblioteca risiede nella sua capacità di trasformare la conservazione in azione dinamica. Come sottolineano i promotori dell’iniziativa, “il miglior modo di conservare i semi è seminarli”. Una lezione che si applica tanto all’agricoltura quanto alla cultura: preservare il patrimonio di conoscenze significa metterlo in circolo, renderlo vivo e produttivo.
Il docufilm di Jepis Bottega documenta questo processo di trasformazione, restituendo la dimensione umana di un progetto che coinvolge l’intera comunità. Attraverso le testimonianze dei protagonisti e le immagini del territorio, l’opera cinematografica racconta come un borgo del Cilento abbia saputo reinventare la propria identità senza tradire le proprie radici.
La Biblioteca del Grano rappresenta oggi un modello replicabile di sviluppo culturale territoriale, dove l’innovazione nasce dall’ascolto profondo della storia locale. Un esempio concreto di come i piccoli centri possano trasformare le proprie specificità in risorse per il futuro, creando spazi di incontro tra generazioni diverse accomunate dall’amore per la propria terra.