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Ninna nanna di Gesù bambino (di Paolo Apolito)

di Paolo Apolito

In questa ninna nanna di Teggiano (SA), è Gesù bambino che deve addormentarsi. La Madonna lo va cercando e lo trova mentre scopa in casa e allora lo prende e lo mette nella sua piccola culla. Più avanti, ancora Gesù: stava “speziando” una fetta di pane, che si preparava a mangiare con gusto.

In un altro distico Gesù bambino rifiuta di mangiare la zuppa perché gli brucia la “boccuccia”. Forse perché ha mangiato troppe mele.Sono immagini potenti di intimità familiare, lontane dall’aura teologica delle figure celesti. Perché dovevano essere alla portata dei bambini, ma anche delle loro mamme o zie o nonne (difficilmente dei padri).

La logica era avvicinare alla intimità familiare di chi cantava le figure della famiglia divina.Vi sono numerose varianti di questa ninna nanna di Gesù bambino, ma tutte contengono un paio di elementi caratteristici:

– Primo: Gesù, la Madonna e altri santi sono riportati a una dimensione intima e familiare, che toglieva le figure celesti dalle astrattezze teologiche che certo non potevano essere accolte “caldamente” nel mondo infantile (e femminile).

– Secondo: Più che invenzioni popolari, questi canti sono a metà tra la fantasia popolare e la dottrina “parrocchiale”. Sono incroci. Infatti essi contengono elenchi di santi e di simboli sacri che la pastorale ecclesiastica premeva perché andassero a memoria fin dall’infanzia. E contengono persino minacce (il finale della ninna nanna con la minaccia delle vampe di fuoco è dedicata alle mamme non ai bambini).

Nel secondo documento la melodia è la stessa, ma il ritmo è accelerato, quasi di tarantella. E la ninna nanna diventa una filastrocca giocosa, che non è difficile immaginare venisse cantata mentre si faceva ballonzolare il bambino sulle gambe dell’adulto (c’è quel verso: “qua sopra si balla” che fa proprio pensare a un bambino che balla sopra la gamba dell’adulta che canta). Ho detto filastrocca giocosa. Questo almeno all’inizio. Perché la filastrocca si conclude con la Passione di Gesù e l’invito ad aver pietà delle piaghe di Gesù Cristo crocifisso.

In genere, ai bambini venivano rivolte ninne nanne e filastrocche che secondo le necessità dovevano calmarli (la ninna nanna) o divertirli (la filastrocca). Ma quando prendevano una forma religiosa dovevano anche immergerli da subito nell’universo cristiano, e per questo che accanto alle immagini di intimità familiare, richiamavano santi, simboli e momenti centrali della dottrina cristiana.

La cantatrice si chiamava Grazia D’Elia, era nata nel 1900 e quando cantò la ninna nanna e la filastrocca aveva 82 anni. Cantò su richiesta di Rosa Di Lillo, all’epoca studentessa dell’università di Salerno che lavorava a una tesi di laurea in antropologia culturale da me seguita. Era felice di poter cantare e declamare e raccontare fiabe (una la presenterò in uno dei prossimi numeri dell’Archivio: “Anello e Anella”). Ogni volta concludeva l’esecuzione con una domanda: “T’è piaciuto?”

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