
Raffaele Cantone è a un passo dalla Procura di Salerno. Il 5 marzo la Quinta Commissione del Csm lo ha indicato all’unanimità per la guida dell’ufficio requirente salernitano e adesso manca soltanto il passaggio formale del plenum. È una scelta che pesa, non solo per il profilo del magistrato, ma anche per il segnale istituzionale che contiene: quando su una nomina così delicata arriva una convergenza unanime, il messaggio è che su quella sede si vuole puntare forte.
Cantone, attuale procuratore della Repubblica di Perugia, ha chiesto personalmente il trasferimento a Salerno. La decisione assume ancora più rilievo se si considera che nel novembre 2025 aveva invece rinunciato alla domanda per Napoli Nord, motivando quella scelta con l’esigenza di non lasciare scoperta la Procura umbra, già indebolita dalla vacanza del posto di procuratore aggiunto. Stavolta, però, la direzione imboccata sembra chiara: un ritorno nel cuore giudiziario della Campania, terra nella quale si è formata una parte decisiva della sua identità professionale.
Il curriculum di Cantone spiega bene perché il suo nome venga letto come quello di una figura di garanzia e di peso nazionale. Nato a Napoli, entrato in magistratura nel 1991, ha lavorato prima alla Procura partenopea e poi alla Direzione distrettuale antimafia, occupandosi in particolare delle indagini sui gruppi camorristici del Casertano. Dal 2014 al 2019 è stato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, mentre dal giugno 2020 guida la Procura di Perugia. Un percorso che intreccia contrasto alle mafie, legalità amministrativa e profilo pubblico, cioè esattamente i tre piani che oggi fanno della giustizia un terreno sempre più esposto anche sul versante politico e istituzionale.

Salerno, del resto, non è una sede qualunque. La Procura ha competenza su un territorio vasto, che va dal capoluogo alla Costiera Amalfitana, dalla Piana del Sele fino a una parte ampia dell’interno provinciale, e dispone di una Direzione distrettuale antimafia con sei sostituti procuratori e un procuratore aggiunto con funzioni di coordinamento operativo. È un ufficio che incrocia criminalità organizzata, reati contro la pubblica amministrazione, economia illegale e grandi vicende ad alto impatto mediatico. Tra queste resta centrale anche il capitolo giudiziario legato all’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo, ancora al centro dell’attenzione giudiziaria e pubblica.

La casella salernitana era rimasta aperta dopo l’uscita di Giuseppe Borrelli, insediatosi a luglio 2025 come procuratore di Reggio Calabria. La proposta su Cantone tende dunque a chiudere una fase di transizione con un nome che ha un valore aggiunto evidente: esperienza investigativa, conoscenza del contesto campano e una reputazione consolidata nella lotta alla corruzione. Per questo la sua possibile nomina non appare come un semplice avvicendamento burocratico, ma come una scelta di linea.
Se il plenum confermerà la proposta della Commissione, Salerno avrà un procuratore che porta con sé un capitale di credibilità costruito in anni difficili, tra antimafia, istituzioni e inchieste sensibili. Ed è difficile non leggere in questa indicazione anche un messaggio più ampio: rafforzare una Procura chiave del Mezzogiorno con un magistrato che, per storia personale e profilo pubblico, incarna l’idea di una giustizia insieme rigorosa, riconoscibile e capace di reggere la pressione dei dossier più complessi.


