di GIUSEPPE D’AMICO
Un dibattito equilibrato per via della notevole caratura degli relatori, costruttivo e rispettoso delle rispettive posizioni assunte che ha consentito al folto pubblico presente di valutare le ragioni dei sostenitori del SI e del NO. Si può sintetizzare così l’esito dell’incontro tenutosi nel Salotto di palazzo di Città di Battipaglia sul tema “Giustizia-Opinioni a confronto”, organizzato dal Rotary Club Battipaglia.

Come ha sottolineato nell’indirizzo di saluto il presidente del Club organizzatore, Luigi Bisaccia, “quella di oggi è un’occasione di dialogo aperto e confronto tra voci autorevoli del mondo accademico, giudiziario e forense, con l’obiettivo di stimolare una riflessione approfondita sul “Sistema Giustizia” in Italia in un momento storico caratterizzato da dibattiti intensi su riforme, referendum e ruolo delle Istituzioni. L’evento rappresenta un momento di alto valore culturale e civico per la comunità battipagliese e per il territorio salernitano, in linea con i principi rotariani di servizio, dialogo e promozione del bene comune. La location istituzionale del Salottino comunale sottolinea ulteriormente il carattere pubblico e inclusivo dell’iniziativa”.
A seguire gli interventi della sindaca della città, Cecilia Francese, e di Alberto Toriello, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Salerno. Particolarmente vivace il dibattito, coordinato dall’avvocato Vincenzo Forte, socio del Rotary Club Battipaglia, che ha garantito un dibattito equilibrato tra portatori di idee diverse. Ricchi di spunti gli interventi dell’avvocato Raffaele Francese, che ha esposto le ragioni che spingono la maggior parte dell’avvocatura a dire SI alla separazione delle carriere dei magistrati; di Antonio Cantillo, magistrato, del Comitato “Giusto dire No”, noto per il suo impegno nel dibattito referendario sulla riforma della giustizia (in particolare in merito alle proposte di separazione delle carriere e altri aspetti della riforma Cartabia e successivi); di Giuseppe Acocella, Magnifico Rettore dell’Università Telematica Giustino Fortunato di Benevento, e di Guglielmo Scarlato, avvocato del Foro di Salerno.

parla GIUSEPPE ACOCELLA (SI) 
parla GUGLIELMO SCARLATO (NO)
“Giustizia-Opinioni a confronto”
dibattito a cura del locale Rotary Club
Particolare interesse ha suscitato il dibattito, molto vivace, tra Giuseppe Acocella e Guglielmo Scarlato, entrambi espressione del mondo cattolico ma nell’occasione su fronti opporti (V. interviste allegate). Decisamente schierato sul fronte del SI il Rettore Giuseppe Acocella il quale ha affermato che “Siamo di fronte ad un’urgenza democratica” ed ha criticato “una magistratura che in alcuni casi ha preteso di imporsi come garante morale del sistema”.
Respingendo con forza le accuse di incostituzionalità avanzate dall’Anm ha sostenuto che “l’errore è di aver trasformato il referendum in una disfida tra governativi e antigovernativi. E’ necessario riportare il confronto sul merito della vicenda, che riguarda la modificazione del principio precostituzionale delle carriere unite dei magistrati, che ha portato i guasti di una “gestione domestica” delle stesse carriere, attraverso elezioni che hanno spinto un organo pubblico come il CSM a diventare espressione della rappresentanza interna dell’ANM, con i guasti spesso denunciati. L’iniziativa referendaria tende dunque a riportare il dibattito sul merito di un processo che vuole cercare un equilibrio costituzionale adeguato attraverso la divisione dei poteri. E’ in atto uno sconfinamento dei poteri e questo non va bene. …..Siamo di fronte ad un corpo separato che pretende di essere immune e non pienamente responsabile dei propri atti e questo rappresenta ormai un’urgenza democratica. Da parte della magistratura si è tentato, in alcuni casi, di imporsi come garante morale del sistema. Acocella ha poi criticato la posizione dell’Anm: “Occorre scacciare i complessi d’inferiorità. Subiamo una propaganda infondata su un presunto attacco alla Costituzione, che invece prevede chiaramente la divisione dei poteri e la loro separazione, ripristinando così un equilibrio oggi compromesso”. Il referendum non attacca la Costituzione ma ne completa l’attuazione. Del resto la Costituzione prevede la separazione dei poteri”. Ricordando che anche il giudice è tenuto a rispettare i limiti delle norme approvate, il rettore ha così concluso: “L’ultimo residuo di corporativismo in Italia è quello dei magistrati; la Democrazia può reggere soltanto se si è tra eguali”.
Alle affermazioni di Acocella ha opposto un fermo NO l’avvocato Guglielmo Scarlato: “La Costituzione non è un bottino elettorale: è il limite che ogni maggioranza deve accettare. Comprendo le ragioni di chi sostiene la separazione delle carriere. Capisco l’argomento secondo cui essa rafforzerebbe la terzietà del giudice, sottraendolo anche solo simbolicamente a una possibile prossimità culturale con il pubblico ministero. È una preoccupazione seria, non pretestuosa, che merita rispetto”. Scarlato ha poi evidenziato un rischio importante: “il rischio che un giudice possa essere, anche inconsciamente, influenzato dall’appartenenza allo stesso ordine del PM è meno insidioso del rischio sistemico che questa riforma introduce, cioè la costruzione di un pubblico ministero concepito fin dall’origine come accusatore puro. Un PM formato in questo modo tende inevitabilmente a misurare il proprio valore sulla capacità di sostenere l’accusa e ottenere condanne. Col tempo, perde la cultura del limite, del dubbio, della misura. Si trasforma in un potere chiuso, autoreferenziale, occhiuto, sempre più distante dall’idea costituzionale della giurisdizione come funzione di garanzia. E quando un potere dello Stato viene percepito come opaco e incontrollabile, la reazione è sempre la stessa: gli altri poteri cercano di ricondurlo sotto tutela. Non serviranno revisioni costituzionali esplicite. Basterà agire sul governo della polizia giudiziaria, sulle priorità investigative, sugli obblighi di accertamento”. Paradossalmente, ha concluso Scarlato, “nel nome del controllo di un PM divenuto troppo forte, si aprirà la strada alla sua progressiva subordinazione politica. Questo è il vero pericolo per lo Stato di diritto. Ancora più subdolo è il meccanismo del sorteggio negli organi di autogoverno della magistratura. Qui la neutralità evocata è solo apparente”.
In base all’applausometro, è difficile stabilire l’esito dell’incontro ma un fatto è certo: al presidente del Club Rotary, Luigi Bisaccia, va il merito di avere organizzato un convegno certamente interessante e, quindi, utile; ai relatori va il merito di avere illustrato con grande competenza le rispettive tesi.



