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Provincia di Salerno, occupazione in crescita ma export e natalità d’impresa in calo

Le cifre presentate dal Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne nel servizio Dataview raccontano una storia di luci e ombre per il territorio salernitano e campano. Mentre la regione Campania chiude il 2025 con performance superiori alla media nazionale in nove indicatori su dieci, la provincia di Salerno mostra segnali di sofferenza in alcuni settori chiave dell’economia locale.

Il dato più preoccupante per Salerno riguarda la dinamica delle esportazioni. Nei primi nove mesi del 2025, il territorio ha registrato una contrazione del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in netta controtendenza con il dato nazionale che invece cresce del 3,6%. Si tratta di una frenata significativa per un’area che tradizionalmente ha puntato sull’export come motore di sviluppo.

Particolarmente critica appare la situazione della cassa integrazione. Le ore autorizzate sono crollate del 29,6% tra i primi nove mesi del 2024 e il corrispondente periodo del 2025. Un dato che, pur potendo essere letto come positivo in termini di minore ricorso agli ammortizzatori sociali, contrasta fortemente con l’aumento del 18,5% registrato a livello nazionale e solleva interrogativi sulla reale salute del tessuto produttivo locale.

Sul fronte opposto, la Campania nel suo complesso dimostra una resilienza superiore alle attese. La regione vede crescere le imprese attive dello 0,4%, mentre il dato italiano segna un calo dello 0,4%. Anche sul versante occupazionale il quadro regionale risulta incoraggiante, con un incremento del 3,3% degli occupati contro lo 0,9% nazionale. Le istituzioni del Terzo Settore iscritte al RUNTS crescono dell’8,8%, superando la media italiana del 6,7%, segnale di un tessuto sociale vitale e in evoluzione.

Il mercato immobiliare offre spunti interessanti. A Salerno le transazioni normalizzate di abitazioni crescono del 4,4%, dato inferiore alla media nazionale del 9,2% ma comunque positivo. I depositi bancari e il risparmio postale registrano un aumento del 4,9%, quasi quattro volte superiore alla media italiana dell’1,2%, mentre i prestiti alle attività economiche segnano un robusto +4,0% contro il -0,4% nazionale.

Sul versante imprenditoriale, l’analisi del tessuto produttivo rivela altre criticità strutturali per Salerno. Il tasso di natalità imprenditoriale del 2025 si ferma al 4,71%, collocando la provincia all’88° posto nella graduatoria nazionale. Un arretramento significativo rispetto al 2024, quando occupava la 78ª posizione, e anni luce distante dall’ottavo posto raggiunto nel 2018, anno migliore del periodo 2017-2025. L’incidenza delle imprese straniere registrate è del 5,9%, tra le più basse d’Italia con il 92° posto in graduatoria.

La Campania regionale mostra invece maggiore dinamismo con un tasso di natalità imprenditoriale del 5,23%, posizionandosi all’11° posto tra le regioni italiane. Particolarmente significativo è il primato nazionale nell’incidenza delle imprese giovanili, che rappresentano il 9,8% del totale, e nella propensione all’imprenditoria giovanile con un indice del 5,3%.

Le entrate previste di lavoratori nelle imprese extra-agricole costituiscono un’altra nota dolente per Salerno. Il dato segna un +3,1% tra gennaio-marzo 2025 e gennaio-marzo 2026, superiore al -2,9% nazionale ma in flessione rispetto alle dinamiche regionali campane che si fermano a -1,8%. Questi numeri riflettono incertezze sul fronte delle assunzioni e suggeriscono cautela da parte delle imprese nell’ampliare gli organici.

I dati Dataview, elaborati su statistiche ufficiali pubbliche, offrono uno spaccato che va oltre i numeri. Raccontano di un territorio, quello salernitano, che fatica a tenere il passo con le dinamiche nazionali e regionali in settori strategici come export e innovazione, pur mantenendo alcune sacche di resistenza nel credito alle imprese e nel risparmio delle famiglie. La Campania mostra invece una capacità di crescita che sorprende, trainata dall’occupazione e dall’imprenditorialità giovanile, elementi che potrebbero rappresentare il vero capitale per invertire le tendenze meno favorevoli del sistema economico locale.

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