Di Giuseppe Geppino D’Amico

Il pericolo è più che concreto: l’imminente applicazione della Legge 12 settembre 2025, n. 131, in vigore dal 20 settembre dello scorso anno, voluta dal Governo Meloni e predisposta dal ministro leghista Roberto Calderoli, rischia di dare un ulteriore scossone negativo ai piccoli centri montani, soprattutto nel Mezzogiorno. Infatti, se da un lato la norma prevede alcuni incentivi per i comuni montani, dall’altro molti enti locali si ritroveranno privi dello status di comune montano, in virtù di una classificazione effettuata sulla base di criteri altimetrici e di pendenza.

Nella Regione Campania sono 125 i comuni che rischiano di perdere lo status di “comune montano”, molti dei quali si trovano nella provincia di Salerno.
Il provvedimento interessa anche la Comunità Montana del Vallo di Diano e alcune Comunità Montane limitrofe, che rischiano di perdere diversi comuni:
Comunità Montana Vallo di Diano: Pertosa.
Comunità Montana Tanagro – Alto e Medio Sele: Auletta, Buccino, Contursi Terme, Oliveto Citra (SA), Palomonte (SA), Salvitelle (SA).
Comunità Montana Alburni: Aquara (SA), Bellosguardo (SA), Controne (SA), Postiglione (SA), Serre (SA), Sicignano degli Alburni (SA).

Qual è la situazione? La legge esiste e dunque è in discussione la sua applicazione concreta. Proprio per stabilire le iniziative necessarie a sventare questo ennesimo attacco ai piccoli comuni, nella mattinata di mercoledì 21 gennaio, presso la sede dell’Amministrazione Provinciale, si terrà un incontro presieduto dal vice presidente Giovanni Guzzo, al quale parteciperanno il consigliere provinciale Massimo Loviso, il presidente della Comunità Montana del Vallo di Diano, Vittorio Esposito, e il presidente dell’UNCEM, Enzo Luciano, oltre ad altri amministratori dei comuni interessati. È quasi certo che verrà deciso di chiedere alla Regione Campania di presentare ricorso alla Magistratura Amministrativa per chiedere l’annullamento della Legge 12 settembre 2025, n. 131. Non si escludono, però, altre forme di protesta.
Il problema è serio perché l’esclusione dalla Comunità Montana comporta la perdita di importanti benefici fiscali, tra cui l’esenzione IMU sui terreni agricoli, e il rischio di subire nuovi tagli ai servizi essenziali, in particolare scuola e sanità, favorendo di fatto lo spopolamento dei piccoli comuni. Un rischio sul quale, come è noto, è intervenuta anche la Chiesa, con un documento discusso e approvato nei mesi scorsi dai Vescovi della Campania e di altre regioni del Sud.


