Di Michele Magliano *

Riconoscere il momento adeguato per rivolgersi ad uno psicologo significa valutare con attenzione alcuni indicatori clinicamente rilevanti.
Il criterio centrale è l’impatto che il disagio ha sul funzionamento personale, relazionale e lavorativo.
Di seguito, i principali segnali che possono indicare l’opportunità di un consulto psicologico.
1. Sofferenza emotiva persistente

Stati di ansia, tristezza, irritabilità, senso di vuoto o demotivazione che persistono per settimane, con intensità tale da interferire con la quotidianità, rappresentano un indicatore significativo.
In ambito clinico, la persistenza temporale e la pervasività dei sintomi sono criteri fondamentali: quando l’oscillazione dell’umore non è più episodica, ma stabile e difficilmente modulabile, può essere utile un approfondimento professionale.

2. Ansia e stress non più gestibili autonomamente
Preoccupazioni costanti, rimuginio, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, tensione muscolare o altri sintomi somatici correlati allo stress possono segnalare un livello di attivazione psicofisiologica eccessiva e prolungata.
Quando le strategie abituali di coping non risultano efficaci e il disagio tende a mantenersi o ad aumentare, il supporto psicologico può aiutare a intervenire sui processi cognitivi ed emotivi sottostanti.
3. Cambiamenti significativi nel comportamento

Alterazioni nel ritmo sonno-veglia, nell’alimentazione, nella motivazione o nella partecipazione alla vita sociale possono costituire segnali di malessere.
In particolare, la perdita di interesse verso attività precedentemente gratificanti o l’isolamento relazionale meritano attenzione.
Soprattutto se non legati a eventi temporanei e chiaramente identificabili.

4. Eventi critici o transizioni di vita
Lutti, separazioni, conflitti familiari, cambiamenti lavorativi, trasferimenti, diagnosi mediche o passaggi evolutivi complessi (adolescenza, genitorialità, pensionamento) rappresentano fasi di vulnerabilità psicologica.
Anche in assenza di una sintomatologia strutturata, il colloquio psicologico può svolgere una funzione preventiva, facilitando l’elaborazione dell’esperienza e la riorganizzazione delle risorse personali.
5. Sensazione di blocco o ripetizione di schemi disfunzionali

Quando la persona riconosce di trovarsi ciclicamente nelle stesse dinamiche relazionali o decisionali che generano sofferenza, ma non riesce a modificarle in autonomia, il percorso psicologico può offrire uno spazio di analisi e consapevolezza dei pattern sottostanti.
L’intervento clinico, secondo le evidenze scientifiche disponibili, risulta efficace non solo nei disturbi psicopatologici conclamati, ma anche nei quadri lievi e moderati e negli interventi di prevenzione.

Il criterio centrale: il funzionamento
Il parametro clinico più rilevante non è la “gravità percepita”, bensì il livello di compromissione del funzionamento globale. Quando il disagio incide sulla capacità di lavorare, studiare, mantenere relazioni soddisfacenti o prendersi cura di sé, può essere indicato un consulto professionale.
Chiedere aiuto in una fase iniziale è associato, in letteratura, a una migliore prognosi e a una riduzione del rischio di cronicizzazione.
Un primo colloquio psicologico ha anche una funzione orientativa: consente di definire la natura del disagio e valutare l’intervento più appropriato.
DOTTOR MICHELE MAGLIANO*
Michele Magliano* nato a Sapri(SA) il 22/10/1997, è Psicologo, influencer e scrittore.


