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Polla, sotto i riflettori il pensiero di Padre Gabriele Coiro: presentato il libro “Coscienza cristiana e comunismo”

Presentato ieri sera a Polla, nella Biblioteca comunale “Vincenzo Curcio”, per iniziativa della locale Università Popolare della Terza Età, il libro “Coscienza cristiana e comunismo” di Padre Gabriele Coiro. Pubblicato dalle Edizioni di “Vita Cristiana” nel 1937, il volume è stato ristampato in versione anastatica, con la cura di Giuseppe Aromando. Nel libro sono stati inseriti anche altri scritti del religioso, originario di Sant’Arsenio, che fu per anni Priore del Convento dei Domenicani di San Marco a Firenze, luogo che per un lungo periodo ospitò Giorgio La Pira e Franco Zeffirelli.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti Carmen Stabile (Presidente dell’Associazione organizzatrice), Massimo Loviso (Sindaco di Polla), Enrico Coiro (architetto, ricercatore e animatore culturale), Giuseppe Rinaldi (Sindaco di Montesano e docente di storia e filosofia presso il Liceo Scientifico “Carlo Pisacane” di Padula) e il curatore Giuseppe Aromando. A coordinare il dibattito è stato il direttore di Vallo Più, Giuseppe D’Amico. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato l’attualità degli scritti di Padre Gabriele Coiro. Il libro invita a riflettere sul pensiero innovativo e profetico del religioso, che già nel 1937 attribuiva ai cattolici la responsabilità dell’ascesa del comunismo, per aver trascurato l’impegno sociale. Va evidenziata l’attualità del messaggio di Padre Coiro e l’importanza di riscoprire i fondamenti del cristianesimo, richiamando i fedeli a un impegno profetico e a una reale vicinanza al prossimo.

Come ha scritto nella presentazione Fr. Antonio M. Cocolicchio, Priore Provinciale della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena: “Scorrendo le pagine ci si accorgerà immediatamente che esso è tutt’oggi valido e attuale: basta solamente trasporre i termini nella situazione del momento presente. Infatti, pur se con nomenclature diverse, il libro, nella sua originaria veste, tiene a precisare quella distanza necessaria e utile a contraddistinguere un cristiano dall’ateo, non guardando al primo in chiesa quanto nella condizione della vita reale e veramente vissuta giorno dopo giorno. Pertanto, un cristiano non potrà mai professarsi tale se in cuore serba odio, inimicizia, rancore o non valori. L’intransigenza e l’intolleranza professata dai regimi di ogni tempo e ad ogni latitudine non sono in alcun modo conciliabili con il cristianesimo, che è la religione dell’affratellamento e dell’accoglienza, della verità e della giustizia”.

Padre Gabriele Coiro

Dai vari interventi è emerso in modo chiaro il rapporto tra Padre Coiro e Giorgio La Pira, che ne riconosceva l’autorevolezza, come racconta una testimonianza di Franco Zeffirelli, riportata nel libro, resa dal regista in occasione del ritiro di un premio proprio nel Convento di San Marco: “Ho udito una volta loro due (padre Gabriele e La Pira), proprio qui in sagrestia. La Pira faceva un po’ di propaganda sociale con un gruppo di operai e impiegati, mentre padre Coiro stava a sentirlo. A un certo momento, padre Coiro irruppe nella sala e disse: ‘Ma cosa parli di marxismo e socialismo, quando tutto questo è già nel Vangelo, nella parola di Cristo?’. Al che La Pira, con atto di vera umiltà, disse: ‘Sì, grazie, mi hai ricordato la verità’. Ho visto, da ragazzino, questi scontri tra uomini straordinari e, di quella cultura che ci ha illuminato tanto”. L’episodio testimonia la profonda stima che La Pira nutriva per il Priore di San Marco e l’influenza che questi ebbe sul suo percorso umano e politico. Padre Gabriele fu infatti padre spirituale di tanta gioventù fiorentina, portando avanti con tenacia la sua attività e assumendo anche la direzione del Terz’Ordine, di cui faceva parte lo stesso La Pira.

Rientrato a Firenze e vivendo stabilmente nel Convento di San Marco, nella storica cella n. 6, La Pira instaurò con Padre Coiro un rapporto profondo di amicizia e scambio culturale. Da questo confronto dialettico nacque probabilmente la pubblicazione di “Coscienza cristiana e comunismo” e anche la diffusione del foglio clandestino “San Marco”, creato da La Pira nel 1943. Per questa attività Padre Gabriele fu tacciato di antifascismo e costretto ad allontanarsi temporaneamente da Firenze insieme allo stesso La Pira, una decisione che si rivelò quanto mai opportuna, poiché durante una perquisizione della polizia fascista sottrasse entrambi all’arresto e, probabilmente, alla deportazione in Germania.

Come opportunamente osservato, Padre Gabriele non risparmia critiche ai cattolici, ai quali chiede un impegno maggiore e diverso, denunciando i danni arrecati alla società sia dal capitalismo sia dal comunismo, con parole dirette e senza ambiguità: “… ma, se il comunismo odia la religione considerandola un’alleata del capitalismo, l’enorme responsabilità è tua, cattolico, che ti sei condotto negli affari come tutti gli altri … vi è un cristianesimo sociale che deve essere applicato, in concreto, alla vita di ciascuno, qualunque sia il posto occupato nella gerarchia sociale …”. Parole che appaiono anticipatrici di quasi un secolo, soprattutto se lette alla luce del pontificato di Francesco, nell’affermazione che definisce “perfettamente incoerente invocare a propria giustificazione l’interiorità della religione” e nell’esplicita esortazione ad “andare al popolo e andarvi realizzando una sempre più alta giustizia sociale”. La ristampa del libro, arricchita da scritti ai più sconosciuti, consente così la riapertura di un dibattito attuale e necessario, attraverso il recupero del pensiero profetico di uno straordinario anticipatore delle idee conciliari.

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