Di Michele Magliano*

Quando si parla di lavoro, il primo significato che viene in mente è spesso quello economico: lavorare per guadagnare, per sostenersi, per essere indipendenti. Tuttavia, dal punto di vista psicologico, il lavoro rappresenta una peculiarità sacra. È uno spazio fondamentale di espressione dell’identità, di utilizzo delle proprie risorse personali e di costruzione del senso di sé. Il lavoro, infatti, è uno dei principali contesti attraverso cui l’individuo dà forma alla propria unicità. Ogni persona possiede talenti, competenze, attitudini e modalità relazionali specifiche: lavorare significa mettere queste caratteristiche in azione, renderle visibili, trasformarle in qualcosa di concreto. In questo senso, il lavoro non è solo “fare”, ma è anche “essere”. È un luogo in cui la persona può riconoscersi e sentirsi riconosciuta.
Dal punto di vista psicologico, uno dei benefici più rilevanti del lavoro è la strutturazione dell’identità. Il lavoro contribuisce a dare continuità al senso di sé, offre un ruolo sociale, permette di collocarsi nel mondo in modo definito. Questo ha un impatto diretto sull’autostima e sulla percezione di autoefficacia: sentirsi utili, competenti e capaci rafforza il valore che una persona attribuisce a sé stessa.

Un altro aspetto centrale è il senso di significato. Il lavoro permette di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di contribuire, di lasciare un segno, anche piccolo. Quando ciò che si fa è coerente con i propri valori e con il proprio modo di essere, il lavoro diventa una fonte di motivazione profonda e di soddisfazione personale. Non si tratta necessariamente di “amare” ogni momento del proprio lavoro, ma di percepire che ciò che si fa ha un senso e una direzione.

Il lavoro svolge anche una funzione psicologica di organizzazione del tempo e della vita quotidiana. Fornisce una struttura, dei ritmi, degli obiettivi. In assenza di un’occupazione, soprattutto se prolungata, molte persone sperimentano un senso di vuoto, disorientamento e perdita di significato, non perché “non producono”, ma perché viene meno uno spazio in cui esprimere sé stessi e sentirsi attivi nel mondo.
Infine, il lavoro è un potente contesto relazionale. Attraverso il lavoro si costruiscono legami, si sperimentano dinamiche di cooperazione, confronto, riconoscimento e, talvolta, conflitto. Tutti questi elementi contribuiscono alla crescita personale e allo sviluppo delle competenze emotive e sociali.
In conclusione, lavorare non è importante solo per vivere, ma per sentirsi vivi. Il lavoro, quando permette l’espressione della propria unicità, diventa uno strumento di realizzazione psicologica, di costruzione dell’identità e di contatto autentico con ciò che una persona è e può diventare.
MICHELE MAGLIANO
Michele Magliano* nato a Sapri(SA) il 22/10/1997, è Psicologo, influencer e scrittore.


