Di Giuseppe Geppino D’Amico
Il risultato delle elezioni provinciali di ieri ha confermato il quadro precedente, consegnando al Centrosinistra una solida maggioranza. Il PD si conferma primo partito con sette consiglieri eletti (uno in meno rispetto alle precedenti elezioni) ai quali, però, vanno aggiunti i due eletti nella lista “A testa Alta”, che si richiama sempre al Centrosinistra e, in particolare, all’ex governatore della Campania Vincenzo De Luca. Sempre per quanto riguarda il Centrosinistra va evidenziato anche il risultato della lista Avanti PSI, che ha ottenuto due consiglieri.
Naturalmente, chi è stato eletto esprime il proprio compiacimento. È il caso del vice presidente uscente Giovanni Guzzo, il più votato in assoluto, il quale, salvo sorprese, dovrebbe essere riconfermato anche come vice presidente. Giovanni Guzzo non nasconde la propria soddisfazione: “È un risultato importante ottenuto con un lungo lavoro. I cittadini sentono la vicinanza della Provincia, che è un punto di riferimento per il territorio”. Per quanto riguarda il Vallo di Diano, va evidenziata l’elezione del sindaco di Polla Massimo Loviso, anch’egli candidato nella lista del PD.
In tema di commenti c’è pure chi, pur essendo stato eletto, esprime la propria insoddisfazione, ritenendo di essere stato boicottato dal partito di appartenenza. È il caso del sindaco di Scafati Pasquale Aliberti (Forza Italia), il quale non risparmia critiche ai vertici del suo partito e ringrazia la Lega per il sostegno ricevuto. Al suo partito non le manda a dire: “Prendo atto delle direttive assunte da Forza Italia, che hanno scelto di impostare una campagna elettorale contro chi, per 31 anni, ha dimostrato coerenza e fedeltà al partito”.
Una nota stonata è la scarsa rappresentanza femminile: su 16 eletti, le donne sono soltanto due:
Annarita Ferrara (PD, consigliera comunale di Nocera Inferiore) e Giustina Galluzzo (Forza Italia, vice sindaco di Castel San Giorgio).
L’elenco completo degli eletti
PD: Giovanni Guzzo (consigliere comunale di Novi Velia), Giuseppe Lanzara (sindaco di Pontecagnano Faiano), Annarita Ferrara (consigliera comunale di Nocera Inferiore), Francesco Morra (sindaco di Pellezzano), Giuseppe Marchese (sindaco di Siano), Massimo Loviso (sindaco di Polla), Roberto Antonio Mutalipassi (sindaco di Agropoli).
A testa alta: Giuseppe Arena (consigliere comunale di Nocera Inferiore), Michele Ciliberti (sindaco di Olevano sul Tusciano).
Civiche in Rete: Rosario Carione (sindaco di Trentinara).
Avanti–PSI: Davide Zecca (consigliere comunale di Olevano sul Tusciano), Elio Guadagno (sindaco di Ottati).

Fratelli d’Italia: Antonio Somma (sindaco di Mercato San Severino), Modesto Del Mastro (consigliere comunale di Serramezzana).
Forza Italia–Lega: Pasquale Aliberti (sindaco di Scafati), Giustina Galluzzo (vice sindaco di Castel San Giorgio).
Ai sedici consiglieri va aggiunto il presidente in carica Vincenzo Napoli (sindaco di Salerno), eletto lo scorso anno a seguito delle dimissioni dell’allora presidente e sindaco di Capaccio-Paestum Franco Alfieri. Netta, dunque, la vittoria del Centrosinistra, con il PD che si conferma primo partito con sette consiglieri, ai quali vanno aggiunti i due eletti della lista A testa Alta e i due della lista Avanti PSI.

Tra i primi ad augurare buon lavoro al nuovo Consiglio Provinciale salernitano il Consigliere Regionale del Vallo di Diano, Corrado Matera: “L’alta affluenza registrata -ha commentato Matera- rappresenta un segnale positivo, che testimonia attenzione, partecipazione e senso di responsabilità da parte degli amministratori locali chiamati al voto. Alla nuova composizione del Consiglio Provinciale di Salerno vanno le mie congratulazioni e l’augurio di operare con serietà, spirito di servizio e attenzione ai territori, soprattutto alle aree interne, affinché la Provincia continui a essere una casa comune capace di dare risposte concrete alle comunità”.
Come è noto, si è votato con il sistema elettorale del voto ponderato, che prevede la suddivisione dei comuni in fasce in base al numero degli abitanti. Il numero dei votanti è stato pari a 1.772 su 2.023, corrispondente all’87,59% degli aventi diritto al voto: una percentuale indubbiamente alta. Va evidenziato che alla votazione ha partecipato anche la consigliera comunale del Movimento 5 Stelle Claudia Pecoraro, la quale, nominata assessore regionale dal presidente Fico, non si è ancora dimessa da consigliere comunale, come richiesto dai partiti del Centrodestra. Secondo alcune voci, non lo avrebbe fatto fino a ieri proprio per partecipare al voto delle provinciali, per cui potrebbe dimettersi in tempi stretti. A meno che non decida di rimanere fino allo scioglimento del Consiglio, qualora trovassero conferma le voci che parlano di dimissioni del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, per consentire il ritorno alle urne e la candidatura a sindaco di Vincenzo De Luca.
Archiviate le elezioni, resta intanto aperto il dibattito sul ruolo delle Province, che hanno subito una profonda riforma con la Legge 7 aprile 2014, n. 56, meglio nota come Legge Del Rio. La norma ha introdotto un’ampia riforma degli enti locali, prevedendo l’istituzione e la disciplina delle città metropolitane e la ridefinizione del sistema delle province, oltre a una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di comuni. La legge definisce “enti territoriali di area vasta” sia le città metropolitane che le province. Per il riordino delle province è stato previsto un assetto ordinamentale analogo a quello della città metropolitana, individuando come organi della provincia il presidente, il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci.
Con la mancata approvazione della riforma costituzionale al referendum del 4 dicembre 2016, è rimasta immutata la collocazione costituzionale delle province, così come riordinate dalla legge n. 56/2014. È però rimasto in piedi il sistema elettorale, che continua a non convincere: prevede infatti elezioni di secondo livello, con il voto riservato a sindaci e consiglieri comunali, oltre alla sottrazione di numerose funzioni all’Ente Provincia. Proprio su questo tema si discute da tempo, chiedendo il ritorno al voto dei cittadini e il ripristino delle funzioni storiche delle province.




