Search

Il culto di San Michele Arcangelo di Padula entra nel patrimonio immateriale della Campania

Ufficializzato ieri a Napoli l’ingresso del culto del Patrono di Padula, San Michele Arcangelo, nel patrimonio culturale immateriale della Campania, con specifico riferimento alla sezione “Celebrazioni” del Disciplinare regionale. Nel corso della manifestazione, svoltasi presso il Teatro Trianon, è stato presentato anche il catalogo predisposto da Scabec, la società in house della Regione Campania che ha curato l’intero progetto regionale. Presente a Napoli il parroco don Giuseppe Radesca (Vicario Vescovile) e una rappresentanza della parrocchia.

Il volume nasce con lo scopo di evidenziare e catalogare il rilevante patrimonio culturale immateriale e le pratiche connesse alle tradizioni, alle conoscenze e ai saper fare delle comunità campane, così come definite dalla Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 17 ottobre 2003, ratificata dall’Italia con legge n. 167/2007.

Il Catalogo 2025 raccoglie tutti gli elementi presenti nell’Inventario, concepito come uno strumento partecipato e inclusivo, pensato per tutelare, salvaguardare e valorizzare le espressioni culturali più rappresentative e identitarie della nostra regione. Annovera 170 elementi che sono l’espressione più autentica di un patrimonio immateriale collettivo e vivente che si tramanda di generazione in generazione. Tra questi figura, ufficialmente da oggi, il culto micaelico a Padula: una candidatura fortemente voluta dal parroco don Giuseppe Radesca, preparata e presentata a gennaio 2025 con il contributo del Comitato della Festa Patronale e delle Grottelle. La decisione della Regione Campania riconosce quindi l’immenso valore culturale, storico e identitario delle pratiche devozionali legate a San Michele Arcangelo, che da secoli costituiscono un elemento fondante della vita religiosa e comunitaria dell’intera Città di Padula.

Le pratiche devozionali legate a San Michele Arcangelo da secoli costituiscono un elemento fondante della vita religiosa e comunitaria dell’intera comunità di Padula che è consacrata all’Arcangelo Michele da tempi remotissimi, tanto da vantare la presenza nel proprio territorio di ben due luoghi di culto: il Santuario rupestre di San Michele a le Grottelle, risalente all’epoca costantiniana e ubicato nei pressi del sito enotrio-lucano di Cosilinum sulla collina alle spalle dell’attuale abitato di Padula, e la Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo, svettante in cima al centro storico e risalente al IX secolo. Notevoli sono i richiami micaelici disseminati nel territorio padulese come la cappella del Priore nella Certosa di San Lorenzo, dedicata proprio al Santo Angelo e che conserva la statua più antica della città (scultura lignea intagliata e dorata, opera di Giuseppe Feriello e datata 1649), o come la piccola statua dell’Arcangelo (in pietra di Padula, scolpita nel 1729 da Andrea Carrara), custodita all’interno del Santuario della Beata Vergine Maria del Romito, a 1380 metri sul livello del mare.

Il Santuario di San Michele a le Grottelle è stato recentemente ristrutturato, restituendo alla comunità un luogo di grande importanza storica e religiosa nel Vallo di Diano. I lavori di restauro e risanamento sono stati finanziati dalla Regione Campania e fortemente voluti dal Consigliere regionale Corrado Matera, che all’epoca rivestiva la carica di Assessore regionale al Turismo. L’intervento, per un importo complessivo di 200mila euro, ha visto il restauro dei preziosi affreschi presenti, realizzati tra il XIV e il XV secolo e mai restaurati prima, e ha anche permesso una serie di attività legate alla promozione e alla valorizzazione turistica del Santuario. Sono state attivate collaborazioni che evidenziano il valore del restauro e sottolineano la necessità di far conoscere e connettere sempre più luoghi come l’Eremo di San Michele a le Grottelle con il territorio e la comunità religiosa.

Da segnalare lo studio approfondito del Santuario effettuato da Eleonora Chinappi e pubblicato nella rivista “Venezia Arti” dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Lo studio ha esaminato i testi pittorici e il contesto delle pitture tardomedievali del santuario, rivelando una tendenza all’apertura e agli scambi culturali. Il luogo, già frequentato in età pagana, era dedicato al dio Attis. Quando al paganesimo subentrò il cristianesimo, la chiesa fu dedicata a San Michele Arcangelo e a San Giacomo. Nell’XI secolo il santuario era di pertinenza del monastero di San Nicola al Torone e nel 1538 la Certosa di Padula acquisì l’eremo e tutti i territori dell’Abazia di San Nicola al Torone. Attualmente l’Eremo è di proprietà della parrocchia di San Michele Arcangelo.

Condividi l'articolo:
Write a response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Magazine quotidiano online
Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
Close