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Rapporto Confartigianato: “Alimentare, abbigliamento, arredamento e automazione non trovano il 53,2% della manodopera”

Sono il motore del Made in Italy nel mondo, con 383,8 miliardi di export pari al 60,1% del totale nazionale, ma rischiano di rallentare per carenza di manodopera: oltre un’assunzione su due, il 53,2%, è difficile da coprire. 

È il doppio volto delle “4 A”, vale a dire i settori di punta del made in Italy rappresentati da alimentare, abbigliamento, arredamento e automazione, fotografato da un rapporto di Confartigianato presentato a L’Aquila, nel corso del convegno “Artigianato anima del Made in Italy”, organizzato dalla Confederazione per celebrare la quinta edizione della Giornata della Cultura artigiana.

Nel perimetro delle “4 A”, che comprende i settori alimentare e bevande, abbigliamento e moda, arredo e legno e automazione e meccanica, operano quasi 393 mila imprese con 2 milioni e 873 mila addetti. Un sistema produttivo che rappresenta una sintesi dell’identità economica e culturale italiana, trasformando materie prime in valore, creatività e qualità riconosciute sui mercati internazionali.

La componente artigiana è centrale: 212 mila imprese, pari al 54% del totale, danno lavoro a 652 mila addetti, il 22,7% dell’occupazione delle “4 A” e l’83,6% degli occupati dell’artigianato manifatturiero. Il modello resta fortemente ancorato alle micro e piccole imprese, dove si concentra oltre la metà degli occupati.

Il peso economico è altrettanto rilevante: le “4 A” generano 819,5 miliardi di fatturato e 220,8 miliardi di valore aggiunto, pari al 16,1% del totale privato e a quasi tre quarti della manifattura. A guidare è l’automazione e meccanica con 124,8 miliardi, seguita da alimentare (35,3 miliardi), moda (34,7 miliardi) e arredo (25,9 miliardi).

Sui mercati esteri, il contributo è decisivo: nel 2025 l’export ha raggiunto 383,8 miliardi di euro, con una crescita dello 0,5% nei primi nove mesi dell’anno. Traina l’automazione e meccanica (189,6 miliardi), mentre moda (95,8 miliardi), alimentare (60,5 miliardi) e arredamento (37,9 miliardi) completano il quadro, con dinamiche differenziate che vedono l’alimentare in crescita.

A fronte di questa forza, emerge però con evidenza il nodo del lavoro. Nel 2025 le imprese delle “4 A” hanno cercato 719mila lavoratori, ma 382mila (pari al 53,2% del personale necessario) sono risultati difficili da reperire. Le criticità più elevate si registrano nella metallurgia e nei prodotti in metallo (64,2% dei lavoratori introvabili), nei macchinari e mezzi di trasporto (56,6%), nel legno-arredo (55,8%) e nella moda (55%), mentre anche nell’alimentare la quota resta significativa (38,6%).

La difficoltà riguarda soprattutto le figure tecniche e operative: specialisti della saldatura, operai del confezionamento moda, installatori elettromeccanici, attrezzisti e meccanici industriali sono tra i profili più richiesti e meno disponibili. 

“Siamo di fronte ad un paradosso: il lavoro c’è, mancano i lavoratori” sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli. “Questa situazione – aggiunge Granelli – mette a rischio i settori simbolo del Made in Italy che trainano crescita, occupazione ed export. Ma senza un rafforzamento delle competenze e un maggiore allineamento tra scuola e imprese, tra sistema della formazione e fabbisogni produttivi, la loro capacità di sviluppo potrebbe rallentare”.

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