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Con-Tatto (VIDEO) – Diritti delle donne: da Aristotele alla legge sullo stupro ferma in Parlamento

Di Giuseppe Geppino D’Amico

È stata celebrata ieri la Giornata internazionale della donna. Sull’8 marzo sappiamo tutto, per cui ci è sembrato opportuno ricordare un’altra giornata non meno importante che entra più nel merito delle problematiche delle donne: la “Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le donne”, che ricorre il 25 novembre. La giornata fu istituita dall’ONU nel 1999 e la data fu scelta per ricordare l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana, uccise nel 1960 dal regime di Trujillo.

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In Italia il 25 novembre 2025 avrebbe potuto essere per le donne una giornata doppiamente storica, perché si attendeva dal Senato il via libera definitivo alla proposta di legge bipartisan voluta dalla premier Giorgia Meloni e dalla leader dem Elly Schlein, che riscrive l’articolo 609-bis del codice penale sul reato di stupro. L’esito sembrava scontato in virtù del voto unanime della settimana precedente alla Camera. Invece la maggioranza che sostiene il Governo ci ha ripensato e, per il tramite della senatrice Giulia Bongiorno, ha fatto sapere che il testo andava rivisto. Il risultato? Il provvedimento si è impantanato e non è dato prevederne l’iter.

Fortunatamente sono lontanissimi i tempi dell’antica Grecia, quando Aristotele teorizzava la differenza tra Oikos e Polis (Famiglia e Città), che possiamo sintetizzare così: “La donna in famiglia e l’uomo, in quanto animale politico, alla guida della Polis”. Il pensiero di Aristotele, che pure è ritenuto una delle menti più universali, innovative, prolifiche e influenti, sia per la vastità che per la profondità dei suoi campi di conoscenza, svalutava la figura femminile, subordinandola alla famiglia e alla società. Una condizione di gran lunga differente rispetto a quella odierna. La donna, infatti, era costretta in casa a prendersi cura della famiglia e della dimora stessa. Quindi era una figura essenzialmente domestica, tenuta lontana dalle attività ginniche e belliche, ma anche da quelle culturali e politico-istituzionali.

In epoca romana Cicerone, nel 61 a.C., così scriveva: Cicerone: “La donna è proprietà del marito e la figlia nubile è proprietà del padre. I nostri antenati vollero che le donne a causa della loro debolezza di giudizio fossero soggette alla potestà di tutori”. Il riferimento richiama il Codice di Hammurabi, re di Babilonia, una delle più antiche raccolte di leggi del XVIII secolo a.C. Sempre in epoca romana va ricordata una iniziativa del pio imperatore Augusto: per recuperare i perduti valori della famiglia, fece approvare nell’anno 18 a.C. la “Lex Iulia de adulteris coercendis”, facendo del tradimento un crimine pubblico. Qualunque cittadino poteva denunciare e perseguire una donna di fronte a un tribunale, accusandola di adulterio e condannandola al confino. La legge però non ebbe successo: gli uomini la considerarono un’intrusione dello Stato negli affari di famiglia e le matrone se ne presero gioco, registrandosi in massa negli elenchi delle prostitute (le uniche, insieme alle concubine, ad avere l’immunità). Perciò, in seguito, gli imperatori inasprirono le pene e tornò la condanna a morte. Ma bastava anche meno a una donna per fare una brutta fine: la moglie di Egnazio Metennio, che si era concessa un bicchiere di vino, venne uccisa a bastonate dal marito che, secondo lo storico latino Varrone,“si era limitato a esercitare un diritto concessogli da una legge attribuita al primo re di Roma: se la moglie ha commesso adulterio o se ha bevuto vino, in ambedue i casi Romolo concede al marito di punirla con la morte”. Senza il consenso del consorte, una romana d’epoca repubblicana non poteva neppure abortire, pena la pubblica persecuzione.

Queste le principali conquiste in ordine cronologico:

1874: le donne sono ammesse a licei, ginnasi e università.
1882: viene consentito alle donne di lavorare negli uffici pubblici, telegrafici e postali e di aprire le prime attività commerciali.
1919: la legge abroga l’autorizzazione maritale, che impediva alle mogli di disporre dei propri guadagni e dei propri beni personali e di iniziare un’attività commerciale senza il consenso del consorte.
1945: con il decreto legislativo del 1° febbraio le maggiorenni italiane conquistano il diritto al voto.
1946: il decreto n. 74 del 10 marzo prevede per le donne la possibilità di essere elette.
1948: la Costituzione sancisce la parità giuridica e l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, la parità dei coniugi rispetto ai figli e tra uomo e donna sul lavoro.
1956: la legge n. 741 stabilisce la parità di remunerazione tra gli uomini e le donne.
1963: con la legge n. 66 le donne vengono ammesse a tutti i pubblici uffici e nella magistratura (ma non in Polizia, Guardia di Finanza e Forze armate).
1970: la legge n. 898 sul divorzio, confermata dal referendum del 12 maggio 1974, consente alle donne di lasciare il coniuge.

E ancora, 1975: la riforma del diritto di famiglia riconosce alla donna una condizione di piena parità con l’uomo in famiglia e davanti alla legge; 1978: la legge n. 194, confermata dal referendum del 5 agosto 1981, cancella il reato di aborto e legalizza, regolamentandola, l’interruzione volontaria di gravidanza; 1981: la legge n. 442 del 5 agosto cancella quanto previsto nel 1930 dal “Codice Rocco” sul matrimonio riparatore e sul delitto d’onore, cioè l’estinzione della pena per la violenza sessuale seguita da nozze e la pena ridotta per chi, “in stato d’ira”, uccideva moglie, figlia o sorella per “illegittima relazione carnale”; 2013: sulla scia della legge sullo stalking (2009) viene varata la legge n. 119 contro il femminicidio e la violenza sulle donne.

Ricapitolando: c’è stato un passato remoto durante il quale le donne avevano un solo diritto, quello di non avere alcun diritto; c’è stato un passato prossimo durante il quale le donne hanno preso coscienza del proprio ruolo e dei propri diritti e continuano a lottare per l’emancipazione, ottenendo risultati importanti; e c’è un presente che richiede ulteriori iniziative.

Ci sia consentito concludere parafrasando una metafora dell’economista Manlio Rossi-Doria, che risale al 1958: Manlio Rossi-Doria: “L’Italia è fatta di osso (le zone interne) e di polpa (le pianure fertili)”. Il discorso può valere anche per le lotte politiche di genere: siamo ancora alle asperità dell’osso; giustamente le donne aspettano la polpa.

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Direttore responsabile: Giuseppe Geppino D’Amico
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