La cura del corpo e la ricerca della bellezza attraversano le epoche, lasciando tracce che parlano non solo di estetica ma di identità. È quanto emerge da una sepoltura femminile rinvenuta a Paestum, in località Gaiarda, dove il corredo funerario custodiva anche una lekane, oggetto legato alla dimensione più intima della vita quotidiana.
All’interno del recipiente è stata trovata una polvere rossa: si tratta di miltos, un pigmento utilizzato come fard dalle donne pestane. Un dettaglio che restituisce un’immagine concreta della vita di oltre duemila anni fa. Qualcuno, allora come oggi, si truccava, sceglieva come apparire, costruiva la propria immagine. La bellezza non era solo ornamento, ma espressione di eleganza, affermazione di sé, segno di appartenenza sociale.
Accanto al pigmento rosso, però, la stessa tomba ha restituito un altro elemento significativo. In un diverso vaso sono state rinvenute tracce di una sostanza bianca usata per rendere la pelle del viso più chiara e luminosa. Le analisi hanno evidenziato la presenza di carbonato di piombo, materiale noto per la sua tossicità. Un particolare che racconta un equilibrio fragile tra desiderio di apparire e tutela della salute.
Come ricorda la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, Tiziana D’Angelo, quella bellezza aveva un prezzo. Un prezzo che non appartiene solo al passato, ma continua a interrogare anche il presente, in un dialogo silenzioso tra antiche consuetudini e abitudini contemporanee.
I reperti saranno tra i protagonisti delle nuove sale del museo, prossime alla riapertura al pubblico, offrendo uno sguardo ravvicinato su un aspetto privato e insieme universale della storia: il bisogno, mai sopito, di costruire la propria immagine.


