Di Geppino D’Amico – Foto di Gaetano D’Andrea
Il Carnevale non è soltanto un insieme di maschere e sfilate da vivere per mero divertimento all’insegna del detto latino “Semel in anno licet insanire”. E’ un avvenimento che, in virtù di come viene organizzato e vissuto può assumere un importante ruolo culturale. Ne è prova evidente il “Gran Galà di Carnevale”, organizzato ad Eboli dall’Associazione Culturale “La Scafa”. Nata con l’intento di proporre arte e cultura creando spazi di espressione e condivisione per artisti e appassionati, sabato scorso l’Associazione presieduta da Anna Marra, ha proposto presso la sede di Via Casarsa, particolarmente elegante e accogliente, un viaggio storico tra maschere, musica e tradizioni con l’aggiunta di rievocazioni di balli e di danze ottocentesche. Il tutto senza dimenticare la solidarietà con una raccolta fondi da destinare all’Hospice “Il Giardino dei Girasoli” di Eboli.

Primo ospite è stato proprio il dott. Armando De Martino, già responsabile dell’Unità Operativa di Medicina del Dolore e Cure Palliative dell’Hospice che continua ad occuparsi della importante struttura. “Gli hospice -ha affermato il dott. De Martino- sono strutture residenziali dedicate alla degenza di persone in fase avanzata di malattia e che necessitano di cure palliative. Quando il paziente esige cure che non possono essere effettuate a domicilio, quando l’assistenza domiciliare risulta troppo gravosa per la famiglia, quando il paziente vive in condizioni abitative inadeguate e con scarsa assistenza familiare, può essere indirizzato all’hospice per il ricovero”. Altri Hospice attivi nel territorio della ASL Salerno sono l’Hospice di S Arsenio-nel Distretto di Sala Consilina- e “La Casa di Lara” nella città di Salerno.

Ad aprire le danze sono stati i componenti de “Il Contrapasso” di Salerno, una realtà culturale associativa che opera in Italia e all’estero per la valorizzazione delle danze ottocentesche in abiti d’epoca. Aspetto da non sottovalutare, opera insieme a Balnea APS, associazione di promozione sociale e di volontariato impegnata in attività di inclusione e socializzazione delle persone anziane e persone con disabilità e spettro autistico. Presidente dell’associazione “Il Contrapasso” è la Maestra di danza e balli storici Lella Lembo, che guida il gruppo con notevole maestria. L’ 11 gennaio scorso a Salerno, presso il Complesso Monumentale di Santa Sofia, hanno dato vita al “Gran Ballo delle Luci d’Artista” con la partecipazione di 20 società di danza provenienti da diverse regioni d’Italia, per un totale stimato di circa 100 Dame e altrettanti Cavalieri; uno spettacolo a scopo benefico, a sostegno delle associazioni ONLUS. Sono state proposte esibizioni di danze storiche dell’Ottocento e momenti di coinvolgimento del pubblico, nonché la partecipazione attiva dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico, accompagnati dalle associazioni aderenti, in un’ottica di inclusione, condivisione culturale e valorizzazione del patrimonio artistico cittadino.

Anna Marra (al centro) 
Coppola e Napolitano 
Cosimo Parisi e Lella Lembo
Ad Eboli nel “Carnet des Danses” la Maestra Lella Lembo ha inserito il Valzer del Gattopardo, la Controdanza Romantica, la Quadriglia Francese e Marcia Roma sempre con il coinvolgimento del pubblico presente.

In un’Italia che è terra di riti ancestrali, il Carnevale è anche un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta del sacro e degli antichi riti legati alla terra. Grande attenzione ha suscitato l’aspetto storico e antropologico del Carnevale illustrato dal duo Rino Napolitano- Ambrogio Coppola e dall’ebolitano Cosimo Parisi. Seguendo l’antica via e la propria inclinazione artistica Rino Napolitano ha intrapreso lo studio della maschera di Pulcinella e della commedia dell’arte affiancandosi in principio a vecchi maestri del genere e poi avvalendosi di esperienze artistiche maturate collaborando con grandi artisti. Napolitano ha prima ricordato Antonio Petito che aveva appreso l’arte dal padre Salvatore che era un altro grande Pulcinella e da lui aveva imparato presto l’arte del gesto e del riso. Nel Teatro San Carlino, storica sala napoletana, Antonio Petito diventa leggenda. Petito traghetta Pulcinella dal passato contadino alle contraddizioni moderne. Lo fa parlare della città che cambia, della politica che inganna, delle ingiustizie quotidiane. Non è più solo la maschera da commedia dell’arte: è voce viva di Napoli.
Rino Napolitino ha proposto insieme ad Ambrogio Coppola una farsa di Antonio Petito suscitando l’attenzione del pubblico per poi concludere con una personale interpretazione di una delle più note ed antiche canzoni, Michelemmà, il cui autore è ancora oggi avvolto nel mistero, spiegandone il significato e aspetto poetico che è strettamente legato alla città di Napoli. Oltre alle celebri maschere della Commedia dell’Arte, come Pulcinella, Arlecchino, Meneghino, Pantalone, esistono maschere forse meno conosciute, ma non meno belle rispetto a quelle più celebrate. E’ il caso di Eboli dove rivive una antica maschera indigena, Don Annibale, riconosciuta come patrimonio immateriale della Regione Campania nel settore dedicato alle “Espressioni”. Ad illustrarla è stato Cosimo Parisi che ha raccolto il testimonio dal padre. Le origini della maschera ebolitana risalgono ai primi anni del ‘700. Era una farsa e veniva recitata, cantata e suonata per le piazze del paese nelle domeniche che precedevano il carnevale e il Martedì Grasso, ultimo giorno di carnevale. Tramandata da generazione in generazione, subì un periodo di stasi durante la Grande Guerra; fu ripresa nel 1929, recitata come in origine fino al 1940 e, per alcuni anni, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ovunque veniva accolta da applausi e consensi; finiva a tardissima ora della sera e si concludeva con una ballata, cantata e suonata nelle case delle varie famiglie che, con abbondanti mangiate, ospitavano i figuranti. I personaggi erano tutti maschi poiché all’epoca era vietato alla donna recitare. Si ignora il nome di chi la scrisse e chi la musicò. La farsa narra della celebrazione dell’unione tra Giulietta e il protagonista principale Don Annibale, contrastato da zì Aniello, padre di Giulietta. Con l’aiuto di un intermediario, il Dottore che tutti i mali guarisce, i due riescono a convolare a nozze. Ma i problemi non finiscono perché all’improvviso compare una nota figura carnevalesca, Pulcinella, che con molto folklore chiede la mano della serva del Dottore, Carolina. Il dottore si trovava a risponderne in prima persona alla richiesta di Pulcinella e alla volontà di Carolina di unirsi con il proprio amato. La farsa finisce con un invito ai presenti a partecipare al matrimonio tra Don Annibale e Giulietta, accompagnato da una tarantella napoletana eseguita dai musicisti, sempre presenti.
Fortunatamente, i tempi sono cambiati rispetto all’800 quando Richard Wagner parlava di “maschere cianciose e sudice, dal vestito a sbrendoli, ricoperte di pelle, tinte di fuliggine che l’ultima sera di Carnevale cantano parodie carnevalesche e impauriscono i ragazzi e le ragazze”. Anche se Carnevale per molti era l’occasione per “scialare”, la serata organizzata dall’Associazione “La Scafa” ha dimostrato che Carnevale racchiude in sé una storia e una cultura storico-antropologica che merita di essere raccontata e conosciuta.






