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Con-Tatto (VIDEO) – Voltagabbana e salti della quaglia: dagli stracci tra Salvini e Vannacci ai cambi di casacca

Di Giuseppe Geppino D’Amico

La notizia di maggiore rilievo politico della scorsa settimana è data dall’ufficializzazione della decisione dell’europarlamentare leghista Roberto Vannacci di lasciare la Lega per fondare un partito tutto suo. Era normale che volassero gli stracci tra Salvini e Vannacci, definito “ingrato, traditore e voltagabbana”. Ben diversa l’opinione dell’ex generale della Folgore che respinge le accuse al mittente. Intanto, alcuni giornali sono andati alla ricerca di casi simili non solo in Parlamento ma anche in altre assemblee elettive. In particolare, il Fatto Quotidiano ha analizzato i cambi di casacca verificatisi all’indomani delle recenti regionali in Veneto, Campania e Puglia.

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Per il vocabolario Treccani il termine “voltagabbana” si riferisce a una persona che cambia opinione e idee con grande facilità e leggerezza, spesso per opportunismo o tornaconto personale. È una parola composta dal verbo “voltare” e dal termine arabo in uso nel Medioevo, “gabbana”, un cappotto o un mantello rivoltabile. Nel lessico politico vengono considerati “voltagabbana” quei rappresentanti eletti che cambiano partito o coalizione in Parlamento o in altre assemblee elettive (Regioni, Province e Comuni). Un antesignano dei voltagabbana fu Gabriele D’Annunzio che nel 1900 abbandonò la Destra storica e, movendosi verso i banchi della Sinistra, pronunciò la storica frase: “Vado verso la vita”.

Si stima che, in alcune legislature, la percentuale di parlamentari che hanno effettuato almeno un cambio di gruppo o di partito sia stata del 25%. Il risultato? Per il partito che accoglie siamo di fronte a un uomo che “ha avuto il coraggio di sottoporre a revisione critica la propria ideologia”; al contrario, per il partito che ha lasciato “è un transfuga, un ingrato, un traditore che, eletto con voti non suoi, dovrebbe dimettersi”. Ed è quello che Salvini ha chiesto a Vannacci, da lui nominato vice segretario nazionale appena entrato nella Lega. Per l’ex generale della Folgore, definito “un pacioccone” da Carlo Aveta (ex consigliere regionale della Campania per La Destra di Francesco Storace), “il traditore è Salvini”, accusato di non avere mantenuto le promesse per cui, forte del vincolo di mandato, ha fatto sapere che le dimissioni sono l’ultimo dei suoi pensieri. Inoltre, è convinto di portare con sé una dote potenziale frutto degli oltre 550.000 voti ottenuti al suo esordio alle elezioni europee: un bel patrimonio che, però, è tutto da verificare.

Dagli stracci del “pacioccone” Vannacci alle recenti elezioni regionali di Veneto, Campania e Puglia, dove tre neo consiglieri (uno per Regione) si sono cimentati nel “salto della quaglia”, espressione coniata da Trilussa per indicare il cambio di casacca. Ai tre episodi il Fatto Quotidiano ha dedicato un circostanziato articolo: “Nel Veneto la prima a fare le valigie, alla seduta d’esordio, è stata la leghista Sonia Brescacin, zaiana doc riconfermata in Consiglio con 9.500 preferenze in virtù delle quali si aspettava un posto nella giunta di Alberto Stefani. Così non è stato e perciò la Brescacin è transitata nel sempre accogliente Gruppo misto. Anche in Campania a rimetterci è la Lega, che a Salerno aveva appena eletto Mimi Minella, molto vicino al deputato Attilio Pierro. E così, come un pacchetto unico, a inizio anno i due hanno mollato Matteo Salvini trasferendosi prima al Misto e poi in Forza Italia, uno alla Camera (Pierro) per divergenze con la segreteria regionale, e l’altro (Minella), in Regione Campania. Sempre per il giornale di Travaglio ‘Guai però a pensare che sia stata una decisione presa a cuor leggero’: per Minella il trasloco è avvenuto ‘dopo un’approfondita riflessione politica e programmatica’, ispirata ‘ai valori del centrodestra moderato, riformista ed europeista’; definizione che evidentemente fino a un mese prima riteneva calzasse a pieno anche per la Lega. È stato lo stesso Minella ad ammettere che l’adesione a Forza Italia ‘si inserisce in un percorso condiviso con l’onorevole Attilio Pierro’, finalizzato a ‘consolidare una filiera politico-istituzionale solida e di qualità’. Il valzer pugliese è il più recente ma con esito identico: prima seduta, primo cambio di casacca. E con un nome di peso. Luigi Lobuono, ovvero il candidato presidente del centrodestra che ha perso contro Antonio Decaro, avrebbe dovuto iscriversi a Forza Italia, guidando l’opposizione. Alla fine, Forza Italia ha deciso che Lobuono non avrebbe fatto il capogruppo degli azzurri, per cui l’ex aspirante governatore se n’è andato al Gruppo Misto”. Fin qui l’articolo del Fatto Quotidiano.

Sempre per quanto riguarda la Campania va ricordato che prima delle elezioni del 23 novembre avevano lasciato il Centrosinistra per approdare in Forza Italia Nicola Caputo, assessore esterno all’agricoltura, e il consigliere regionale Giovanni Zannini, eletto cinque anni fa nella lista De Luca Presidente. Nicola Caputo non si è candidato ma ha sostenuto apertamente Forza Italia ed è stato nominato Consigliere per l’Export e le Politiche Europee presso il Ministero per gli Affari Esteri, di cui è responsabile il leader nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Giovanni Zannini, invece, candidato con Forza Italia, è stato rieletto con poco meno di 32.000 voti. Ora si ritrova al centro di alcune inchieste della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Qualcuno sostiene che sia stato “secciato”, cioè colpito da una “seccia”, termine che troviamo nel ‘600 nel “Cunto de li cunti” di Gianbattista Basile, e che a Napoli è sinonimo di sfortuna.

Per evitare equivoci ribadiamo che ognuno è libero di cambiare e che i cambi di casacca non costituiscono reato; molti, però, lo ritengono un problema etico. Concludiamo con un aneddoto che circolava all’epoca della Prima Repubblica, quando i cambi di casacca furono abbastanza frequenti. Alla domanda “Qual è la differenza tra un’industria e un partito politico?” la risposta era la seguente: “L’industria ti dà la buona uscita dopo 30/40 anni di intenso lavoro; il partito politico ti offre la buona entrata, magari accompagnandola con il conferimento di un nuovo incarico più prestigioso rispetto a quello ricoperto nel partito precedente”. Per dirla alla Humphrey Bogart del film “L’ultima minaccia” (1952), “È la politica, bellezza, la politica. E tu non puoi farci niente”.

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