Paestum diventa il palcoscenico della nuova avventura di Diabolik ed Eva Kant. Il fumetto fuori serie “Colpo a Paestum”, frutto della collaborazione tra Astorina e Lo Scarabocchiatore Edizioni, porta i due celebri ladri tra le rovine archeologiche del Cilento, in un’operazione che intreccia editoria e valorizzazione culturale del territorio.

Dietro la trama si nasconde un esperimento produttivo insolito per il franchise. Mario Gomboli, direttore generale di Astorina, ha lasciato nelle mani di Mirko Leo, fondatore della casa editrice partner, il ruolo di direttore artistico con ampia libertà decisionale. Una scelta che ha permesso di costruire un team variegato: Gomboli ha scritto il soggetto, Giuseppe Di Bernardo ha sviluppato la sceneggiatura e Marco Bianchini ha disegnato le tavole in bianco e nero con mezzatinta.
La storia segue la coppia criminale durante una finta vacanza ad Agropoli. I due sono in realtà a caccia di un giro di contrabbando di diamanti che utilizza la zona come base operativa. Durante una visita a Paestum, una presunta guida turistica cerca di rifilare loro un vaso artigianale di scarso valore. Sarà proprio quell’oggetto a rivelare il sistema con cui vengono trafficati i gioielli, aprendo la strada al colpo che trasformerà la loro permanenza in un’occasione di guadagno.
Per le copertine sono stati chiamati nomi riconoscibili: Giuseppe Palumbo per la versione standard, Claudio Castellini per la variant e Riccardo Nunziati per l’edizione spillata. Castellini, in particolare, porta un curriculum internazionale costruito tra Marvel, DC Comics e Sergio Bonelli Editore.
Il progetto coinvolge comuni, librerie, università e spazi culturali della regione, con l’intenzione dichiarata di creare una rete di promozione che duri nel tempo. Tra gli autori delle edizioni speciali da collezione figurano anche alcuni vincitori di un concorso aperto agli emergenti, lanciato nell’ottobre scorso.
L’albo esce in tre versioni numerate a tiratura limitata, con caratteristiche tecniche differenti. L’operazione punta a dimostrare che il fumetto popolare può funzionare come veicolo turistico, portando i lettori a interessarsi ai luoghi reali dove si muovono i personaggi di fantasia.


